Come accade sempre più spesso

Come accade sempre più spesso il sabato da alcune settimane a questa parte, Khaled entra a metà mattina nella pescheria del centro commerciale Le Rondinelle di Roncadelle e vede quella che a lui appare come la ragazza più bella in città. Il viso ovale, la bocca minuta, i capelli neri raccolti in una treccia, il seno piccolo, le braccia carnose. Lei è l’unica ragione per cui Khaled va in pescheria: arrivare richiede infatti due autobus ed un bel tratto a piedi. Se ne va metà della mattina, insomma, spesso per non aver nulla da comprare.
Oggi la pescheria è piuttosto affollata, c’è un’altra donna dietro al bancone e si sente il lavoro di una persona nel retro del locale. Khaled, facendo finta di niente, supera tutta la coda e si mette a ridosso del bancone, benché tutto spostato in un angolo. Qualcuno dei clienti comincia ad agitarsi nel timore che il tunisino gli rubi il posto, ma l’atteggiamento del ragazzo subito chiarisce che le sue intenzioni sono altre: è lì per osservare meglio il suo grande amore, non per fare il furbo e scansare la fila.
“Dovrei andare in bagno…”, sussurra la ragazza all’altra signora, pianissimo, per non farsi sentire dai clienti.
“Non è vero, ci sei già andata prima!” dice la donna senza rivolgerle uno sguardo.
“Non sto molto bene, oggi.”
“Beh, cerca di resistere. Adesso c’è troppa gente.”, chiude il discorso la donna.
Khaled è scandalizzato dal modo di fare della donna, vorrebbe intervenire, ma sa che non farebbe altro che mettere ancora più in difficoltà la ragazza. Intanto tutti i clienti gli stanno passando davanti, anche quelli entrati ben dopo di lui. Eppure adesso nessuno sembra farci caso, nessuno nota quel ragazzo africano praticamente appoggiato al bancone in adorazione. E lui, sempre così estroverso, quando entra in quel negozio perde ogni intraprendenza.
La ragazza adesso sta servendo una cliente che le ha chiesto un anguilla. Lei, ancora poco avvezza a maneggiare pesci e animali vivi in genere, viene morsa da quella specie di serpente e si mette a urlare più per la paura ed il ribrezzo che per il dolore. Subito arriva il titolare dal retro con una accetta in mano e con un colpo secco taglia la testa dell’anguilla di netto.
“Ecco! Hai visto? Cosa ci vuole, porca madonna?”, sbraita il titolare, massiccio, irsuto.
Solo che l’anguilla, non ancora esattamente capitone marinato, ancorché senza capo, comincia a divincolarsi e sfugge dalle mani del pescivendolo. Cade sul pavimento e, continuando a contorcersi furiosamente, si dirige verso l’uscita. Khaled cerca di pestarla col piede, ma non ha i riflessi abbastanza pronti e manca la presa. Gli altri clienti schizzano verso le pareti urlando più o meno furiosamente ed aprendo un corridoio alla biscia.
“Non la voglio mica quella roba lì, non la compro più!”, grida isterica la signora che aveva fatto l’ordine.
La bestia decapitata strisciando inforca la porta ed esce dal negozio, dritta verso il salone centrale del centro commerciale. Solo il passaggio casuale del treno di carrelli spinto da un filippino la ferma, anzi le passa sopra spiaccicandola in più punti e sporcando il pavimento lucido con una poltiglia di sangue, carne e pelle.
I clienti sono tutti allibiti, in silenzio. Qualcuno, lentamente, con una certa esitazione, indietreggia e poi esce dalla pescheria, non avendo più lo stomaco per mangiare pesce per quel giorno. Chi rimane non sa che fare, a chi ordinare, cosa ordinare.
“Questa stronzata ti costerà un richiamo formale!”, dice l’uomo, rivolgendosi alla ragazza “E almeno quattro ore di punizione.”
“Adesso vai fuori a pulire, muoviti…”, chiude la donna che poi si rivolge al cliente di turno con un perentoreo: “E lei cosa vuole?”
È Kahled il destinatario di quella domanda, essendo l’unico in pratica ad essere rimasto all’interno del locale. Solo che adesso l’oggetto del suo desiderio è fuori che pulisce per terra e Kahled ritrova finalmente la battuta pronta.
“No, no, mi piace solo guardarli i pesci… specie quando prendono il largo…”
“E perché non vai all’acquario, allora? Togliti dai piedi, dai, che qui c’è gente che lavora…”, dice la donna, seccata.
Quando finalmente Kahled esce, la ragazza sta già passando il mocio per terra, nessuna traccia dell’animale schiacciato è rimasta. Kahled non può fare a meno di fermarsi a guardarla un secondo, ma lei stavolta non ha nessuna intenzione di sopportare il suo sguardo come di solito riesce a fare in negozio.
“Mi spieghi che cos’hai sempre da guardare? Almeno dimmi qualcosa, perché così sembri proprio un maniaco sessuale…”
“Ti sei ferita… l’anguilla… la mano…”
Lei si era quasi dimenticata del morso e per la prima volta si guarda il dito che effettivamente sta sanguinando. I suoi occhi si fanno subito lucidi, si vede che vorrebbe piangere, ma si trattiene.
“Sarà velenoso?”, chiede Khaled, apprensivo.
“Il morso dell’anguilla…? Non credo!” dice lei ridendo per quella domanda un po’ ingenua.
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