Codice arancione

“Codice arancione nel quartiere Mandolossa. Malore, difficoltà respiratorie, possibile caso di infarto. Via Tamburini, numero 25, ma il nome non è segnalato sul cancello. Suonare ad un campanello qualsiasi e chiedere dei Ferrari. La signora ha 67 anni.”
“Per favore, prima il codice, poi tutti i dati del paziente, poi l’indirizzo… cerchiamo di rispettare il protocollo… per favore”, attacca Alberto, mentre completa la preparazione dell’attrezzatura per l’intervento. [Si comincia a dare i dati in ordine sparso e si finisce col dimenticarsi qualche informazione] pensa Alberto. E quando sei in giro in città e con un numero o un nome sbagliato, poi sei tu a ritardare l’intervento.
“Va bene Alberto, la prossima volta starò più attenta… il dottore arriva in un secondo. Tienimi aggiornata.”
“Ci sentiamo dopo…”
L’equipaggio questa sera è di quattro persone: autista, paramedico -navigatore, dottore e infermiere. L’intervento sembra di media urgenza, per cui tutti arrivano alla svelta, ma senza affanno. Aprono il portellone, si sistemano sui sedili, fermano gli zaini, chiudono i portelloni. L’ambulanza non parte.
“Autista? Noi ci siamo…”, dice da dietro il dottore.
“Dottore… finchè non allaccia le cinture, io non mi muovo…”
“Alberto…! … Aah! Va bene…”, si rassegna il dottore, abituato.
Finalmente parte il mezzo. Per arrivare alla Mandolossa, dallo Spedale Civile, bisogna attraversare tutta la città, con le sue bellezze e le sue miserie, con i palazzi storici e i capannoni industriali, con le vetrine che danno direttamente sulle strade strette e i distributori di benzina in cui si riparano le prostitute, visibili senza il pericolo di essere investite.
“Le prostitute rischiano di essere investite, ma soprattutto svestite…” dice il paramedico, tra il distratto e il trasognato, nel momento stesso in cui la Mandolossa li accoglie. Ma appena l’ambulanza rallenta, ecco che si sente un grosso colpo contro il parabrezza. Una rosa di dieci centimetri è sbocciata sul cristallo e le ramificazioni delle cricche si allargano già fino ai bordi del vetro.
“Cosa è stato?”, si risveglia dal torpore il paramedico.
“Non lo so… ci è venuto addosso qualcosa… un sasso?”
Un altro colpo, molto più forte del primo arriva dal retro. Anche il cristallo posteriore adesso è gravemente danneggiato. In un secondo tutti i vetri sono ridotti a ragnatele. Da dentro non si riesce a distinguere più niente di quello che succede fuori
“Autista… fermati! È esploso un altro finestrino…!”, urla l’infermiere. Una scheggia gli ha colpito una guancia e un filo di sangue gli scende fino sul collo. Si sentono degli urli da fuori, qualcuno sta spintonando l’ambulanza, facendola oscillare paurosamente.
“Cosa cazzo succede?”
Una cosa simile non è mai capitata a nessuno dei membri dell’equipaggio. Bisognerebbe essere stati a Sarajevo per sapere cosa fare in un caso come questo.
“Francesco, chiama il 113!”
Il paramedico prende il cellulare e comincia ad armeggiare. Gli tremano le mani. Il telefono prende perde prende la linea. Il paramedico descrive l’accaduto, ascolta la risposta, ripete l’accaduto, ascolta la risposta, mette giù improvvisamente.
“Che dicono…”, chiede immediatamente Alberto, visto che quello non parla.
“Che è la quarta segnalazione identica negli ultimi venti minuti… siamo sotto attacco!”
“Siamo chi?”
“Noi del 118!”
“Perché?”
“Che cazzo ne so…”
“Cosa ti hanno detto?”
“Di restare fermo e aspettare l’arrivo delle forze dell’ordine?”
“Stare fermo? Ma sono matti? Io qui non ci resto neanche morto!”
Alberto ingrana la retro e si allontana facendo strillare il motore come un’aquila. Non vede niente, anche gli specchietti esterni sono stati frantumati, ma fortunatamente non trova nulla ad intralciare la sua marcia. Degli aggressori non c’è più traccia e non si vede nessuno in giro.
La città è sotto attacco, i mezzi di soccorso messi a ferro e fuoco. In ogni quartiere difficile è successo qualcosa di simile a quanto accaduto nel Villaggio Prealpino: una chiamata per un intervento, un attacco improvviso, inspiegabile, all’autolettiga, una richiesta di aiuto alle forze dell’ordine da parte degli equipaggi. Tutte le ambulanze al momento sono fuori sede, la maggior parte fuori uso. Anche le pattuglie della polizia sono tutte impegnate a prestare soccorso agli uomini del pronto soccorso. Sta accadendo tutto molto in fretta, ma qualcuno in centrale comincia a rendersi conto che è necessario un regista per architettare e mettere in atto un simili piano. Un regista ed uno scopo ben preciso.
scarica il pdf

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...