Il circolo Arci di via Tom Benetollo

Il circolo Arci di via Tom Benetollo a Mantova è grande, con sale registrazione, aule di musica, uno spazio con un palco enorme per i concerti, un bar, una sala giochi, i bagni, l’ingresso, un androne intermedio dove fumare. Per cui o si riempie di gente o sembra quasi vuoto. Evidentemente questa sera il gruppo musicale non è riuscito a riempire di gente il locale. Peccato perché suona un dub-step mica male.
Un giovane lungo e magro corteggia una ragazza distratta, mettendoci nel complesso troppo impegno. Si muove tutto, si aggiusta i jeans, mette dentro la maglietta, poi la tira fuori e la solleva a mostrare la pancia, elastica, perfetta, poi si passa una mano nei capelli e poi e poi. Ha braccia lunghe, ogni movimento potrebbe essere un gesto di danza, ma risulta sempre eccessivo e non fa che allontanarla. Lei vorrebbe ballare, lui la trattiene per le spalle, si avvicina per baciarla. Lei si divincola e ricomincia a dimenarsi persino con più foga, per recuperare il tempo perso nella stretta. Lui allora incrocia un altro sguardo, un altro volto di ragazza e subito si avvicina per salutare la nuova arrivata. Si conoscono già e questa, altrettanto carina, sembra apprezzare di più le attenzioni del giovane. Ha la schiena praticamente nuda, la maglietta è legata dietro da due soli laccetti, all’altezza dell’elastico del reggiseno. Si vedono le scapole, le spalle e la linea flessuosa della spina dorsale. Il giovane non resiste e fa per abbracciare anche questa, ma lei si allontana un po’ e lui ancora una volta si accontenta di appoggiare le sue mani sulle spalle della ragazza, come già faceva con quella di prima. Ma anche in questo caso la differenza di altezza è eccessiva e lui sembra opprimerla, sembra schiacciarla. Così anche questa si divincola e scappa, lasciando alla fine solo il ragazzo ubriaco.
“Sentito cosa sta succedendo a Brescia?” dice con tono baritonale un omone dai capelli ricci e lunghi ad una ragazza grassottella, abbastanza carina da attrarre il giovane ubriaco uscito sconfitto dall’arena dell’amore.
“Dove?” Chiede la ragazza quasi urlando. Nel frastuono del locale sente la metà di quello che le viene detto.
“A Brescia, in una scuola elementare! Tutti le famiglie di religione musulmana stanno tenendo a casa i bambini per evitare la vaccinazione contro la tubercolosi.”
Il ragazzo è ancora nei dintorni: osserva le fotografie appese con un lungo filo al soffitto. Non riesce a capire cosa ritraggano, poi si volta per guardare l’ennesimo culo passare e decide di seguirlo.
“Te pensa. E perché?”, dice lei, vagamente curiosa.
“È contro la loro religione…”
“Fanculo la religione! Sono tutte balle!”
“Beh, ma le differenze culturali le devi pur rispettare!”
“Me ne frego. Io penso alle persone, non ai princìpi… né ai prìncipi!” Congratulazioni Carlita, si dice la giovine, questa è proprio una bella battuta.
“Allora aboliamo tutte le peculiarità! Parliamo tutti inglese, mangiamo tutti al Mac Donalds, vestiamo tutti in jeans e polo. Così non ci saranno più contrasti.”
“Guarda Balla, hai ragione tu. È ok qualunque cosa facciano i musulmani. Va bene, così?!”
Ecco come Carlita la giovine si è pentita di essersi fatta incastrare in una discussione del genere. Si guarda intorno alla ricerca di rinforzi: perché il Generale Custer non c’è mai quando serve?
“Mokka, passa di qui un secondo che il Balla mi sta frantumando l’anima…”
“Sarà facile discutere con te. Tutto relativo, mai niente di vero o di falso…”
“Cosa succede Carlita? Chi è che ti fa arrabbiare?”, dice il ragazzo chiamato Mokka prendendo Carlita per i fianchi a strizzandola fino a farle male. Mokka è forse una spanna più alto di Carlita, ma pesa probabilmente il doppio. Questo speciale rapporto peso potenza lo fa sentire invulnerabile.
“Mokka, tu l’hai sentita la notizia della scuola di Brescia, quella in cui gli extracomunitari stanno tenendo a casa i bambini…” urla Carlita la giovine sopra la musica.
“Ma sono tutte balle, non c’è nessuno a casa. Ci lavora mia sorella, in quella scuola! Che giornali leggete ragazzi? Se date retta a quello che scrivono i giornalisti diventate tristi… Balla, ce l’hai un po’ di maria?”
“No, sai che ho smesso…”, dice il Balla un po’ a disagio, un po’ orgoglioso, contento di cambiare argomento.
“Da quando?”, si inserisce Carlita, alla quale la sfacciataggine del Mokka dà sempre tante soddisfazioni.
“Da un pezzo… da quando ho capito che sono tutti soldi dati alla mafia… è inutile che poi vado a fare i banchetti di Libera, non credi?”, spiega per bene il Balla, con quel suo tipico fare da capo scout.
“E va beh! Per una canna…”, dicono in coro Carlita ed il Mokka.
“È il principio… il giorno che diventerà legale, ricomincerò!”
“Campa cavallo che l’erba cresce!”, urla a squarciagola Carlita, fin quasi a superare la musica del gruppo.
“È proprio il caso di dirlo,…”, ammette sconsolato il Balla.
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