Il bacio

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Dopo un anno che frequentavo quel pub, finalmente la cameriera mi rivolse la parola.
“Sono tre mesi che mi baci. Sputo sempre nel tuo panino prima di portartelo.”
Non sapevo come prendere la cosa.
Chiesi consiglio al proprietario del bar.
“Io la prenderei bene.”
Poi al giocatore di slot machine.
“Brutto segno, non ti rispetta.”
“Dipende se é uno sputo di saliva o di catarro”, disse il cliente abituale ed a quel punto interruppi l’indagine. Lei non aveva approfondito l’argomento e non so nemmeno se continuasse a regalarmi i suoi liquidi o meno. Resta il fatto che io l’amavo. Di lei mi piaceva tutto: viso, capelli, seno, sedere e gambe. Peccato che parlasse così poco.
Un giorno presi l’iniziativa, le pizzicai una chiappa. Mi guardò senz’erotismo né odio. Se avessi ordinato una birra, l’avrebbe segnata sul suo tacquino indifferente.
“Mi piaci”, dissi soltanto.
“Tu no”, rispose, ma non capii se intendesse dire “Tu non mi piaci” oppure “Tu non ti piaci.” Entrambe le interpretazioni mi sembravano ammissibili ed io davvero non mi trovavo particolarmente attraente.
Prima che potessi indagare mi cambiarono scuola e dovetti trasferirmi in un’altra città.
Non ho più mangiato panini così saporiti.

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Autoritratto darwiniano 2014

Sono come questo blog: impreciso, indeciso, caotico. Mi sposto in una direzione, poi in un’altra, batto un sentiero finché non mi fanno male i piedi, poi, invece di fermarmi, riposare e ripartire, torno sui miei passi, soffrendo il doppio per la molta strada percorsa e per il punto di arrivo così poco distante da quello di partenza. Gli approcci promettenti vengono abortiti come quelli senza speranza e le esperienze, così come le pagine di questo blog, si sovrappongono senza che si noti un rapporto di causa ed effetto, un progetto, una volontà ed una determinazione. Mi consola soltanto il fatto che anche la natura si comporta allo stesso modo: l’evoluzione è una questione di tentativi. Oggi mi è spuntata un’ala, potrei essere adatto al volo, se crescesse anche la gemella. Peccato che domani cadrà l’ala e si apriranno delle branchie. Farò in tempo con quelle ad arrivare al mare se mi getto immediatamente nel water?

Mia madre ha interrotto una gravidanza – Polifonica

Mia madre ha interrotto una gravidanza, due anni prima di portare a termine me. Se Lui fosse stato, Io non sarei qui. Difficilmente avrebbe fatto un terzo figlio, mia madre, due erano più che sufficienti, una femmina ed un maschio. Lui oggi sarebbe al mio posto e nessuno si sarebbe accorto della differenza. Nessuno avrebbe potuto, non avendo conosciuto me. Così come nessuno si accorge oggi che sto usurpando il posto vacante lasciato dal mio sfortunato fratellino. Senza colpe, intendiamoci. Io non ho fatto niente di male, sono solo arrivato fino in fondo, mentre Lui non ce l’ha fatta, ma resta il fatto che c’è mancato un soffio e non avrei avuto questa occasione. Senza questa non ne avrei avuta nemmeno un’altra. Continua a leggere

Borges diagonalizzato

Mi ha sempre affascinato la Biblioteca di Babele così come descritta nel racconto di Borges: una raccolta infinita di volumi che contengono tutte le possibili permutazioni di ciascun libro scritto e mai scritto e perciò che per forza deve contenere anche la Verità, ancorché difficilissima da trovare, immensa in un numero infinito di combinazioni simili, ma non identiche e perciò mendaci.

Una matematica studiata tanti anni fa, accantonata, recuperata, rispolverata, mi ha tolto stasera persino questa minuscola certezza. Per spiegarmi devo far ricorso all’argomento diagonale di Cantor:

Bisogna immaginare una matrice infinita con tutte permutazioni di a e di b:

  • 1)      aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa…
  • 2)      bbbbbbbbbbbbbbbbbbb…
  • 3)      abababababababababab…
  • 4)      babababababababababa…
  • 5)      aabbaabbaabbaabbaabba…
  • 6)      bbaabbaabbaabbaabbaa…
  • 7)      abbaaabbababaababbba…
  • n)      babbabbaaaabbbabbbba…

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auto phase

Sono seduto di fronte alla televisione e guardo.
Sono seduto di fronte alla televisione e guardo.
Sono seduto di fronte alla televisione e guardo.
Sono seduto di fronte alla televisione e guardo.

Sono seduto di fronte alla televisione e mangio.
Sono seduto di fronte alla televisione e mastico.
Sono seduto di fronte alla televisione e mangio.
Sono seduto di fronte alla televisione e mastico.
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Adrenalina dorsale

Mentre muovo le braccia e batto le gambe, soffio l’aria fuori da naso o dalla bocca e respiro ogni tre bracciate, sento un rumore strano che potrebbe essere la gomma dell’elastico degli occhialini che sfrega contro la calotta di lattice, producendo quel tipici cigolio del cauciù bagnato, oppure un delfino a grande distanza che comunica con qualche compagno con quei suoni acuti, brevi e striduli che i programmi del national geografic ci hanno insegnato a riconoscere. in vasca con me ci sono altri tre nuotatori e ci alterniamo nel partire, senza scorrettezze o velleità di competizione. dei tre io sono il più magro, ma questo nel nuoto non è un vantaggio perché il grasso come è noto aiuta a galleggiare. Vedo questi corpi grandi, nudi , ballonzolanti, muoversi placidi nell’acqua azzurra e mi ricordano i trichechi, gli elefanti marini.
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L’intestino è un secondo cervello

CopertinaIllustrati
Pubblicato sulla rivista Illustrati, Logos Edizioni di gennaio 2014

Il capobranco ha perso il controllo, la sua femmina è scappata, il corpo e la mente, rispettivamente. Ogni membro del branco è libero di scegliere, ha trovato la sua indipendenza, finalmente.
Il cuore ha deciso d’istinto e pompa così forte da far gonfiare i muscoli e tendere i tessuti, mentre il sangue sprizza fuori dai pori schiumando, come le onde in tempesta contro gli scogli. Vuole, il cuore, bruciare tutta l’energia in un sol battito.
Gli altri organi si separano gli uni dagli altri, facilmente, schizzando via con ordine, ad uno ad uno, dal più esterno al più interno, aiutati dalla forza centrifuga dovuta alla rotazione del corpo.
Le braccia da un lato, le gambe dall’altro, ogni dito per conto suo, vertebre e costole in ordine sparso, la lingua lontana dal palato, la bile dal fegato.
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ORSA MAGGIORE, sol minore

contrabbasso Da principio le note stavano tranquillamente stese al pentagramma ad asciugare, oppure si tenevano aggrappate al corrimano delle scale, ma dopo ore puntellato al contrabbasso come Caronte al suo timone, avevo apocalittiche visioni e le note diventavano carrozze deragliate tra (tempi) binari, fori di proiettile sul bianco di una suite a Sarajevo, teste di mori impiccate a fili cromati, scalpi bianchi impalati all’ascolto.
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Tasti bianchi

strumenti Tempo di spolverare un po’ il pianoforte che entra il primo dei perditempo: la donna lo saluta ed accende il metronomo.
“Ogni mattina mi spunta un rubino dall’ombelico. É un mio sogno ricorrente, lo faccio quasi tutte le notti. Io lo colgo e so che non potrò spenderlo, né farne gioielli, ma solo scambiarlo con le perle che scendono dagli occhi del mio vicino di casa e con l’oro che si soffia dal naso un’amica. Così mi sveglio con l’idea che ciò che tengo per me andrà sprecato”, recita la donna, mentre tutti quelli che arrivano imbracciano uno strumento e si accordano fra loro.
Tale è la sarabanda che persino il pianoforte si permette un accompagnamento jazz molto basso e forte e svelto mentre il metronomo, stanco di accudire i perditempo, oscilla presto inseguendo il piano.