Da quando è in cassa integrazione

Da quando è in cassa integrazione, il tempo che non passa nel gazebo, Folco lo passa nella casa cinematografica per la quale lavora saltuariamente come attore porno e il resto se ne sta alla finestra a guardare il mondo, a fumarsi sigarette arrotolate male e a scrivere le sue poesie naif fatte di poche parole.
La casa cinematografica è piccola e del tutto amatoriale, produce film da due soldi che distribuisce direttamente nelle edicole della provincia, con un discreto successo. C’è un certo mercato per il porno da dilettanti, quello fatto in cucina che sa di sugo e cipolle, quello con le cosce grassocce, con le calze abbassate, con gli attori che sembrano capitati lì per caso, sorpresi dalle telecamere mentre tradiscono il coniuge. Per la verità, tutti particolari voluti, ricercati con attenzione: nulla è lasciato al caso.
Folco si trova a proprio agio lì in mezzo. L’ha sempre considerata l’occasione della sua vita, ha risolto uno dei suoi bisogni essenziali. Lui ha talento, ci sa fare col corpo, non ha grosse inibizioni, ma nemmeno eccessive esibizioni. Sembra proprio un idraulico nel suo giorno fortunato, alle prese con una casalinga annoiata. Non guarda mai la telecamera, né la impalla, non assume la posa tipica del pornista con la mano sul fianco e la schiena incurvata e soprattutto non dice parolacce, non bestemmia, non insulta. Anzi, non parla affatto, ovviamente e, per contro, serve persino un po’ di doppiaggio.
Le volte che capita una parte, come oggi, gli mandano un messaggio sul cellulare e lui si presenta, dopo il lavoro, senza nemmeno essersi cambiato, con ancora il tony blu che usa tutti i giorni da quando l’hanno assunto. La parte dell’operaio gli riesce alla perfezione.
Quando torna a casa è in uno stato di perfetto rilassamento, si fa una seconda doccia, mangia qualcosa e poi si mette di fronte alla finestra. Questa sera c’è un particolare via vai dal condominio 37. Il ragazzo del pizza express, due imbianchini veri, a quell’ora probabilmente per un ultimo preventivo, una comitiva di ragazzi carichi con borse di alimenti e presumibilmente di alcolici e, pochi secondi fa, Biancaneve, la donna delle pulizie. Folco la conosce perché lei passa anche dal loro condominio. È una ragazza gentile, un po’ timida, mai invadente.
Folco osserva con attenzione, segue la luce sulle scale, segue in qualche modo i passi di Biancaneve, immagina istante per istante a che piano potrebbe essere arrivata. Poi, dopo un minuto, la vede apparire alla finestra della camera di Luca Tomasi e la cosa, non riesce a spiegarsi perché, non lo sorprende affatto. Lei sembra guardare fuori, sembra persino vedere Folco che la osserva e Folco per un momento la trova persino bella. Biancaneve accosta le tende, poi la sua ombra appare muoversi al centro della stanza. Fosco dà per scontato che si stia spogliando e questo, nonostante il suo testosterone sia al minimo dopo le riprese di poche ore prima, riesce comunque ad eccitarlo.
Passati pochi secondi la luce si spegne, poi dopo un paio di minuti si riaccende, si intravede un po’ di movimento di là dalle tende, quasi un trambusto, poi di nuovo la luce si spegne, questa volta definitivamente. Fosco si immagina all’incirca la dinamica: lei o lui che si vergogna a spogliarsi di fronte ad un quasi sconosciuto; i primi preliminari che però così, senza vedersi, senza essersi mai parlati, non attaccano; il tentativo di dare un po’ di movimento riaccendendo la luce e questo, il corpo di lei che completamente nudo fa avanti e indietro per la camera, la carne che rimbalza libera, finalmente risveglia l’istinto animale che è insito in Luca. Folco se la immagina, Biancaneve, nuda, la pelle candida, i capezzoli arrossati, i fianchi un po’ larghi, ma accoglienti, e per un secondo invidia Luca. Deve essere eccitante da morire venire accudito sessualmente da una ragazza e poter starsene fermo immobile ed avere qualcuno che fa tutto, ma con dolcezza, senza fretta, senza pretese, pronta ad accettare un fallimento.
Passa un elicottero molto basso, le luci tutte accese. Sembra una di quelle immagini da film, quando la polizia cerca un fuggitivo. Folco lo osserva con attenzione. L’elicottero fa un giro su sé stesso e si allontana.
Si sente un ubriaco cantare. Sta barcollando lungo via Milano, verso il centro. Si rivolge alla statua di Garibaldi in fondo alla via, gli dice che lui si sarebbe arruolato nei Mille, avrebbe suonato volentieri gli assalti con la tromba. Due gatti miagolano furiosamente mentre si inseguono, come fanno di solito quando sono in amore. Uno prende l’altro per la gola e insieme rotolano per qualche metro, finendo in mezzo alle gambe dell’ubriaco che resta per un’eternità in bilico, indeciso se crollare sull’asfalto di pancia o di schiena. Si muove al rallentatore, spostando le braccia per ristabilire un assetto fino a quando, miracolosamente, ritrova l’equilibrio e si rimette in cammino , strombettando un motivetto dei bersaglieri con la bocca.
Una nuova finestra si illumina, quella della signorina Elisabetta. Le tende sono come al solito solo parzialmente accostate, ma a differenza delle altre sere, Elisabetta non sta seduta nei dintorni leggendo un libro e fingendo indifferenza. È in piedi davanti alla finestra, con indosso soltanto una camicia bianca lunga fin sotto al sedere, le gambe nude: non era mai successo. Folco si accorge davvero di lei per la prima volta e la trova sexi. Lei si slaccia i bottoni della camicia e la lascia cadere per terra, restando completamente nuda, guarda ancora una volta in direzione della finestra di Folco e poi si gira, allontanandosi dalla vista del mondo, nella speranza che Folco risponda per una volta a quel richiamo.
A quanto pare, non soltanto Folco, ma anche tutto il condominio 37 di via Milano è al corrente della notte di amore per Luca e questo scatena, forse per invidia, forse per partecipazione, le pulsioni sessuali di tutti gli inquilini del condominio stesso. Sembra che una nube di sensualità circondi il palazzo, di per sé piuttosto grigio e triste, ma che stanotte Folco vede colorato di rosso, come se dietro ad ogni finestra si stessero intrecciando giochi d’amore e di sesso. Allora anche i ragazzi arrivati un paio di ore prima sono alle prese adesso con un orgia libera e sfrenata e forse persino il vecchio Paloschi o il vecchio Tomasoni stanno rinfrescando memorie e fasti di gioventù.
L’offerta della signorina Elisabetta rimane però inascoltata. Fosco ha detto quattro parole, oggi: ha detto bocca, odio e gatto, in tre momenti diversi della giornata e poi ha detto il suo nome e anche soldi. Adesso le riscrive sul suo taccuino, in ordine diverso, cento volte.
Odio bocca gatto
Odio bocca Folco
Soldi gatto soldi
Soldi gatto bocca
Gatto odia soldi
Folco odia bocca

Le ultime cose che ha scritto non le pensa davvero, ma per un attimo si ferma a ragionare come se, adesso che le ha fissate su carta, debbano per forza diventare vere. Non sa decidersi. E per una volta scrive ciò che pensa e non ciò che ha detto.
Folco ama vita.
Così si è perso l’uscita di Biancaneve dall’appartamento di Luca. Poco male, in fondo non sono nemmeno fatti suoi. È la sirena di un’ambulanza a riportare la sua attenzione sul palazzo di fronte. A quanto pare è venuta a prendersi il vecchio Paloschi, colpito forse da un attacco di cuore, forse da un malessere passeggero accolto con un eccesso di apprensione. Folco comunque saluta tutti e se ne va a letto.
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