“Carmine, abbiamo un problema”

“Carmine, abbiamo un problema”, così attacca Pasquale Scutellaro, non appena Carmine lo raggiunge al tavolo del bar, quasi prima ancora che quest’ultimo si sia tolto il casco. Si trovano sempre lì, in quel bar di periferia un po’ squallido, che conta al massimo cinque avventori e in cui tutti si fanno i fatti propri, già sufficientemente incasinati.
“Persone in città ci hanno contattato con una richiesta specifica, molto delicata, decisamente fuori dagli schemi…”
Pasquale è sempre piuttosto vago nelle sue spiegazioni a Carmine, sempre piuttosto misterioso. Carmine è l’unico non consanguineo della ‘ndrina e questo fa molta differenza in termini di fiducia.
“Capiscimi, parlo di forze nuove, nuovi attori, conti da saldare molto diversi dal solito”, scandisce lentamente Pasquale. “Per questo mi rivolgo a te e non agli altri. Non la sa nessun altro, questa cosa…”
Carmine con Scutellaro ha imparato a stare zitto. Ci ha messo un po’, ma alla fine ha capito che comunque, Pasquale gli dirà tutto quello che è necessario sapere, ma non una parola di più, anche se tartassato di domande. Quanto ai commenti, quelli di Carmine a Scutellaro sembrano sempre inutili e fuori luogo.
“Ci stanno commissionando un lavoro che non è commercio, né riciclaggio, né eliminazione, né prostituzione. Potremmo dire che è una sorta di pulizia. Non proprio etnica, ma quasi…”
Carmine, dovendo tacere, vorrebbe almeno potersi ordinare qualcosa da bere, ma anche questo è da escludersi. Pasquale non ama chi si alcolizza e Carmine non concepisce nessuna altra bevanda, in pubblico. Potrebbe forse prendersi un caffè, come Scutellaro evidentemente ha già fatto mentre lo aspettava, ma girarsi per ordinarlo al barista è uno sgarro impensabile nei confronti del boss.
Le forze nuove sono stanche di dover dividere i loro spazi con chi non è all’altezza e non fa nulla per diventarlo. Non gli si può che dare ragione. Questo stato di merda fa di tutta l’erba un fascio sin dalla nascita, negli ospedali, sin dalla scuola. Questo per molti non è più tollerabile. Questi molti potrebbero diventare nostri clienti.”
Scutellaro parla a bassa voce, lentamente. Pensa a quello che dice e pesa ogni parola, convinto di riuscire così a trasmettere esattamente il suo pensiero. Non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello che l’interlocutore potrebbe distrarsi, annoiarsi. Il potere non gli ha dato solo i soldi, gli ha garantito l’ascolto, in qualcuno persino la devozione. Non è così per Carmine: il giovane fa fatica a seguire quell’intricato percorso e preferirebbe decisamente una descrizione diretta dell’operazione, nei minimi dettagli e senza enigmi.
“Ci chiedono di mettere un po’ di ordine nelle classi dei loro figli, di allontanare alcuni soggetti indesiderati e indesiderabili…”
Non potendo bere, Carmine fa per accendersi una sigaretta. Scutellaro lo fulmina immediatamente con gli occhi, non vuole assolutamente noie inutili col barista o con chiunque altro dovesse entrare in quel momento. Poi cambia idea e addirittura lo imita, accendendosi una delle poche sigarette della giornata. Poi fa un cenno al barista che scrolla le spalle, indifferente.
“Porta un caffè anche al mio giovane amico? Grazie.”
È con queste piccole attenzioni che Scutellaro si guadagna la stima dei suoi uomini. Sono questi improvvisi gesti di gentilezza, oasi in un deserto di aridità, che lo rendono un leader naturale.
“Ci accusano, persino, e questo è molto spiacevole. Ci accusano di aver portato noi stessi questi elementi in Italia, di aver fatto affari con gli scafisti, di guadagnare soldi con i permessi falsi. Questa cosa mi dà molto fastidio. Però l’appoggio di queste forze nuove potrebbe farci comodo ed è importante trovare…”
Carmine non capisce nessuno di quei riferimenti e prova per la prima volta ad intervenire.
“Ma di chi…”
“Gli elementi di cui stiamo parlando sono gli extracomunitari e i soggetti da allontanare sono i loro figli che infestano le nostre scuole. Fin qui tutto chiaro? Bisogna capire come e non sarà facile, ma sono sicuro che troveremo un modo…”
“Espellere i figli degli extracomunitari da scuola? Ma non ci pensano già da soli a farlo? Della mia classe non ha finito nessuno la scuola…”
“Parliamo di bambini delle elementari Carmine… La cosa non è affatto facile. Anche perché noi non abbiamo punti di contatto. Questi sono fuori dal nostro giro…”
Carmine beve il caffè in un sorso, senza zuccherarlo. Gli fa schifo, ma è così che lo beve Scutellaro e lui non vuole contrariarlo nemmeno nelle piccole cose.
“Quanti extracomunitari conosci?”, pone finalmente una domanda diretta, a brucia pelo, persino, Pasquale.
“… non so… una quindicina…”
“Bene?”
“No… bene nessuno… uno solo forse…”
“Ecco. Tieniti pronto. Ti dirò io quando contattarlo e cosa dirgli…”, conclude Scutellaro, soddisfatto.
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