Brescia accoglie chi arriva

Brescia accoglie chi arriva da sud in autostrada con un cavalcavia fatto da tubi colorati, non bello, ma che potrebbe diventare la cifra stilistica della città, se la stessa si lasciasse completamente abbracciare dalle teorie sul colore di Tornquist, il suo più illustre architetto. Tutto ciò che conta è colorato dal celebre artista, in città. Sua è la ciminiera del termovalorizzatore, suoi i pannelli che rivestono il tunnel Tito Speri che taglia in due il centro, o quelli della fabbrica del vapore che si incontra in tangenziale. Persino le colonnine per il pagamento dei parcheggi hanno una colorazione violacea sconosciuta negli altri capoluoghi di provincia.
[Forse è questo eccesso di colori che impedisce agli automobilisti di accorgersi delle sirene spiegate di un’ambulanza], pensa Alberto, l’autista. Nessuno accosta, nessuno si ferma. Anzi, avere l’ambulanza al culo diventa un ottimo pretesto per accelerare o commettere altre infrazioni, come se questa fosse la migliore maniera per non intralciare la sua corsa.
Perciò Alberto si fa tutto Viale Duca degli Abruzzi e poi Duca d’Aosta spingendo una colonna di auto davanti a sé o forse trainato da queste, come una slitta trascinata dai cani. È questa l’immagine che Alberto ha in testa tutto il tempo del percorso, sentendosi un po’ Jack London un po’ Babbo Natale. Poi però il primo semaforo rompe il gioco perché persino i cani, alla guida, si fermano col rosso.
“Lo sapevo che sarebbe successo!”, sbraita Alberto, rivolto forse ai medici dietro, forse al suo compagno di equipaggio che sta armeggiando con la radio da quando sono partiti. Quindi si fa un plateale segno della croce e si butta in mezzo. Solo il rischio di essere centrati fa spostare a destra la colonna di macchine.
“Qui non è meglio se vai a sinistra?”, se ne esce il suo secondo, immedesimandosi finalmente nel suo ruolo di navigatore.
“Vuoi che non sappia dov’è l’ospedale? Tu servi all’andata, quando si deve recuperare il paziente, non al ritorno…”
“Dicevo così perché dritto è pieno di semafori…”
“Sì, ma a sinistra non si va al civile. Conosco anch’io strade più scorrevoli di questa, ma…”
Fatto sta che non a quell’incrocio, ma al successivo, Alberto svolta a sinistra. E trova persino più traffico. È in situazioni come queste che Alberto vorrebbe avere un bazooka. [Per far piazza pulita di tutti questi perditempo che alle 8.42 del mattino non sono ancora in ufficio!]
Proprio uno di questi quasi si fa tirare sotto mentre attraversa la strada praticamente senza guardare, perso nel touch screen del suo cellulare. Qualcosa non va, non risponde bene ai comandi, diventa opaco, sfuocato, praticamente illeggibile. E per fortuna che il cellulare è nuovo: magari glielo cambiano in garanzia. [Anzi, ci mancherebbe il contrario, con quello che l’ho pagato.]
Certi uomini sono come le antenne della radio, captano le frasi nell’aria e le ripetono, senza pensarci troppo. Alcuni poi sembrano essere sintonizzati solo su poche frequenze. Per questo qualcuno sente solo le ragioni del denaro, qualcun altro solo quelle del cuore, della ragione, della religione.
L’uomo col cellulare a quanto pare è sintonizzato soprattutto con le frequenze del progresso, della tecnologia e avrebbe bisogno di una App che gli faccia attraversare la strada on demand, ma in totale sicurezza. Solo quando sente lo stridore degli pneumatici sull’asfalto tira su la testa dallo schermo con un espressione di stupore terrore che subito si trasforma in una sorta di sdegno.
“E stai un po’ attento!”, grida in direzione dell’ambulanza, della sirena spiegata e del suo autista, nel frattempo già lontani.
[Se non me lo cambiano gli faccio causa…] Così riprende la sua litania, dopo essere tornato sul marciapiede, rosso in faccia perché un po’ adesso si vergogna di aver intralciato un soccorso.
[Soccorso in corso…] pensa in qualche modo compiaciuto. [Potrebbe diventare un ottimo slogan] se una qualche ONLUS gli chiedesse di sviluppargli una campagna pubblicitaria. [Sarebbe perfetto, sia in radio che su carta stampata] Deve assolutamente appuntarselo da qualche parte. [Sul cellulare, se non fosse rotto.
Maledizione!] Una goccia cade sullo schermo touch e solo questo lo convince a rimettere il telefono in tasca. Si accorge di non avere l’ombrello con sé e di essere vestito molto leggero.
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