Benny e la vela

Benny e la vela della John Deer sono giunti ormai alle porte della città. Attraversato il quartiere Sant’Eufemia, in un modo o nell’altro ha raggiunto Piazza Arnaldo, centro degli aperitivi della città, in altre ore. Perché pubblicizzare trattori in pieno centro, si domanda il Benny? No, non se lo domanda, non gli importa un fico. Gli hanno dato alcune zone dalle quali passare e per il resto può scegliere il tragitto che vuole. E nessuno gli ha detto che non deve fermarsi a bere qualcosa, se ha sete. Gli piace bere, gli piacciono i bar e gli piace ascoltare i discorsi della gente e magari fare anche un commento, di tanto in tanto.
“Se avessi saputo che era una fatica simile sposarmi, ci avrei pensato mille volte, non una!”, dice Aldo ad Aldo che pensa [strano che non te l’abbia mai detto nessuno, io non faccio altro che sentire commenti di questo genere], ma ad alta voce tace e sorride, in attesa che arrivi il primo campari col bianco. Sono seduti ad un tavolino del bar da alcuni minuti ormai, ma solo dopo il terzo aperitivo comincerà finalmente a sentirsi a proprio agio.
“Devo decidere una montagna di cose: prenotare la chiesa, prenotare il ristorante, prenotare gli invitati, prenotare il sole o almeno un tempo decente… puoi stare sicuro che i weekend buoni se li è già fregati qualcun altro…”, continua Aldo ad infierire su Aldo, il quale da un lato si domanda se il suo amico abbia intenzione di sposarsi da solo, visto che continua ostinatamente ad usare il singolare e dall’altro è perfettamente d’accordo con chi parla che il meglio dell’offerta di questo mondo non sia più a loro disposizione. Si sono svegliati tardi, qualcuno è passato prima portandosi via il suo campari, ad esempio.
“E poi, hai presente quante cose potrebbero andare storte, durante la cerimonia o al ricevimento? La sposa cambia idea all’ultimo momento, il testimone dimentica le fedi, l’organista stecca spaventosamente, il cameriere inciampa in un marmocchio che gattona e rovescia il riso sulla nonna, uno della compagnia vomita in mezzo alla pista da ballo, una delle amiche della sposa si fa prendere da una crisi di pianto perché sa che rimarrà zittella…”
Improvvisamente Aldo spezza il silenzio per lanciarsi in un elenco di imprevisti che gelano il futuro sposo e gli fanno stringere i genitali a due mani, in segno di doppia scaramanzia. Benny dall’altro lato del bancone alza il bicchiere invitandoli ad un brindisi ed Aldo finalmente capisce il motivo del cupo pessimismo dell’amico, si alza e sopperisce alla cronica pigrizia della barista che ha lasciato i loro aperitivi sul bancone.
“Amici, il matrimonio non è la fine, è solo un momento di passaggio!”
“Usciamo che fumo una sigaretta?”, dice Aldo, al quale le persone invadenti danno particolarmente fastidio. Bicchieri alla mano, i due si portano sotto i portici, ma Benny li segue, a qualche passo di distanza. Dopo un paio di sorsi, Aldo già si sente più rilassato e comincia ad immaginarsi l’addio al celibato dell’amico: la storica compagnia di nuovo riunita, tutti ubriachi, spostarsi da un bar all’altro e poi in qualche night…
“Gli extracomunitari ci stanno riportando le malattie che qui in Italia abbiamo sconfitto cinquanta anni fa!”, dice una signora con un passeggino passando con l’amica proprio di fianco al bar dove stanno Aldo e Aldo.
“Lo dicevano anche alla televisione: de-bel-la-te!”, fa l’altra, tutta rigida, anche lei con la sua bella carrozzina.
“Comunque, a scuola non sanno niente, la pediatra non sa niente, dalle suore le bocche sono se possibile ancora più cucite…”, incalza la prima signora, quasi con gusto.
“Ma guarda te se è questo il sistema…”, replica l’altra, già sconsolata.
“Lo sai anche tu, ragioni di privaci. Ma deve essere per forza qualcuno che manca da un po’. Io gliel’ho chiesto, alla mia Alice… mi ha detto che da due settimana non viene la bambina marocchina, Fatima si chiama…”
“Quale? Quella con la maestra di sostegno? Se fosse lei sarebbe quasi meglio… sta sempre con la maestra, gli altri bambini non li frequenta affatto…”
Le due signore si spostano, passano davanti ai due amici e si allontanano, in direzione dei giardini pubblici.
“Cosa stanno dicendo quelle due lì?”, fa Aldo, con un cenno della testa.
“Come non lo sapete?” interviene Benny, finalmente legittimato dall’ignoranza dei due amici. “È stato trovato un caso di tubercolosi alla scuola elementare. Tutta la città è in subbuglio!”
“Hanno ragione le signore, è colpa degli stranieri…”, dice il promesso sposo, dando finalmente un minimo di corda allo strano individuo che li ha seguiti fin fuori. Si mettono persino a parlare della vicenda, come se si conoscessero da sempre. La tragedia, invece, resta all’attenzione di Aldo solo un momento, il tempo di provare una strana angoscia e di sperare che la cosa non capiti ad una delle sue due nipoti. Poi torna a pensare all’addio al celibato dell’amico: toccherà proprio a lui organizzarlo? Sinceramente spera di no. Non ne ha né la voglia, né il tempo. E poi è da un anno che non torna in paese, non è nemmeno sicuro che i suoi punti di riferimento in fatto di divertimento siano rimasti invariati. Ci penserà qualcun altro. Lui dovrà solo godersi la festa.
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