Appena uscita dalla stanza

Appena uscita dalla stanza di Luca, Marja si trova subito di fronte suo padre, il vecchio Tomasoni, intento a tagliare le cipolle con un lungo coltello. Marja avrebbe preferito potersene andare di nascosto, come un topo, senza dover oltretutto scambiare convenevoli con un vecchio. Si è mai vista una prostituta che deve anche tenere un po’ di conversazione con il padre del cliente?
“Arrivederci”, dice comunque, sbrigativa, gli occhi bassi.
“Tante grazie signora. Lei non sa come è cambiata la nostra vita da quando lei e la signora Biancaneve venite a trovare mio figlio. Tante grazie di cuore.”
Invece di imbarazzarla, come avrebbe pensato, queste parole la aiutano molto. Non avrebbe mai detto di ricevere un ringraziamento simile. In fondo quindi sta facendo del bene a due persone, a Luca e ad Alcide. [Alcide. Ci vorrà ben altro per saldare il debito. Con quanti altri dovrà farlo per guadagnare abbastanza soldi? Ecco che lo schifo rimonta. Oggi non è andata neanche male, tutto sommato, ma la prossima volta? Fra le braccia di un camionista, nella sua cabina al freddo, di fianco alla statale, con un orso addosso che ansima e sbuffa e ti lecca e ti chiede di dirgli che stai godendo…], pensa Matja, un’espressione disperata sul volto.
È in questo momento che rientra in casa Marco.
“Ciao Marco ben tornato!”, dice il padre con un gran sorriso. “Ti presento Marja, la nuova amica di Luca…”
“Carmine?”
“Marja?”
“No, non Carmine, Marco. È il mio secondo figlio…”
“Cosa ci fai tu qui?”, dicono entrambi quasi contemporaneamente.
Marja ha già visto Carmine in varie occasioni alla Forex, entrambi decisamente di casa negli ultimi due anni. Non si sono mai scambiati più di qualche parola, la sua avversione per i malavitosi l’ha sempre tenuta lontana da quel giovane che, lei ne è sempre stata certa, avrebbe portato alla rovina suo marito.
E adesso se lo ritrova qui, fratello della prima persona alla quale lei ha dovuto darla per soldi. Principale artefice della sua stessa prostituzione. Non riesce nemmeno a parlare dalla rabbia, sente la faccia scoppiare dal caldo, non può nemmeno muoversi.
“Tu… Luca… Avete fatto Ah! Ah! Questa è buona! È di Alcide questa bella idea, vero? Un genio! Un genio.”
Carmine Marco non riesce a credere ai suoi occhi. Questa è la cosa più incredibile che gli sia mai successa. Ma anche una delle più piacevoli. Se Marja ha scopato con suo fratello, perché non potrebbe farlo anche con lui? Arrivare secondo un po’ lo disgusta, ma l’idea di farlo con la bellissima moglie di Alcide, che sotto sotto lui ha sempre desiderato, che riesca a farlo per la paura stessa che è riuscito ad incutere ad Alcide, queste due cose compensano qualsiasi secondo posto. E poi anche farlo a casa propria, a due passi da suo padre, dallo stesso Luca che probabilmente non avrà strappato neanche un mugugno di piacere alla ragazza, farla gemere in modo che la sentano tutti, in modo che lo sentano tutti fino a che punto lui è più maschio di quello smidollato…
“Ma voi due vi conoscete già? Che coincidenza… Perché l’hai chiamato Carmine?”
La domanda del signor Tomasoni cade inascoltata. Nel frattempo è uscito anche Luca. Si è rivestito lentamente, sarebbe rimasto dentro, se non avesse sentito la voce del fratello. Quello che sta pensando Carmine Marco è evidente a tutti. Sul suo volto si è stampato un enorme, lascivo sorriso e persino i suoi movimenti adesso, con il bacino tutto spostato in avanti, indicano che è il pube a trascinarlo verso Marja.
“Marco, non pensarci nemmeno… Io non te lo permetterò!”, accenna Luca incerto, nonostante il senso delle sue parole.
“Marja, cosa c’è, con mio fratello sì e con me no…?”, dice Carmine Marco con un enorme sorriso.
Marja è in pratica incastrata nella stretta cucina fra il tavolo e la poltrona. Fra lei e l’uscita c’è da una parte il signor Pedrabissi e adesso anche Luca, entrambi non facili da scavalcare e dall’altra Carmine, il male assoluto. Non ci pensa un secondo, afferra il coltello sul tavolo e si getta contro Carmine. Glielo pianta nella coscia, butta a terra il giovane e lo scavalca camminandogli sopra poi fugge senza voltarsi indietro. Carmine resta a terra. Non se l’aspettava di certo un attacco così improvviso, quasi senza ragione. La ferita perde molto sangue. Forse la lama ha raggiunto l’arteria femorale. Carmine sa che in questo caso ha pochi minuti di vita.
“Fate qualcosa presto! Prendete un asciugamano, una corda… bisogna fermare il sangue!”, urla, rivolto ai due che lo stanno guardando impietriti. Passa ancora qualche secondo. Carmine comincia a sentire dolore.
“Luca, chiama l’ambulanza! Io prendo gli asciugamani…”, dice il vecchio Tomasoni, ripresosi dallo shock.
“Allora fratello, come ci si sente a non poter camminare?”, dice Luca ironico, impassibile. Non ha nessuna intenzione di aiutarlo. Poi lentamente si muove verso il telefono, appoggiato come cinquant’anni fa sul comodino all’ingresso, ma non prende in mano la cornetta. Allunga la manica della maglia fino a coprirsi la mano, raccoglie il coltello, lasciato andare da Marja prima di aprire la porta, si avvicina da dietro al fratello impegnato a tenersi stretta la coscia e glielo pianta nella schiena. Poi torna verso il telefono e chiama l’ambulanza. Nessuno l’ha visto. Non ci sono testimoni. La porta era chiusa. Il padre era in bagno. Carmine è morto. Racconteranno che Marja, prima di scappare l’ha colpito due volte, la seconda da dietro. Perché no? La vendetta perfetta che Luca aspettava da anni.

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