Alcide le conosce bene, le procedure

Alcide le conosce bene, le procedure per la denuncia di un infortunio, nonostante non abbia ancora capito che il posto in cui si reca a far denuncia è l’INAIL e non l’INPS. Non sono rari, purtroppo, gli incidenti, in un’azienda a carattere artigianale come la sua. Presse, seghe circolari, trapani, sollevatori, sono strumenti meravigliosi che in alcune occasioni possono far male. Eppure tutte le volte, il faccia a faccia con la burocrazia senza volto lo fa uscire dai gangheri.
“Questi credono che noi siamo lì per compilare le loro carte, ma noi dobbiamo lavorare. Qualche volta uno perderà le staffe, prenderà il fucile ed entrerà in uno di questi uffici pieni di poster e vignette alle pareti a fare piazza pulita… se non che non troverà nessuno… gli statali sono sempre fuori per un caffè o per una sigaretta…”
Alcide ripete questa frase a tutti: agli operai prima di uscire, al tabaccaio, al distributore di benzina. Ma questa volta è ben più nervoso del solito. Non solo perché si tratta del più grave incidente mai accaduto alla Forex. Alcide sa che lo attende qualcosa di peggio. Alcide è preoccupato, sa che lo attende qualcosa di peggio del solito. Maicol non è assunto regolarmente, non ha il patentino per guidare il muletto, non indossava alcun tipo di protezione. L’INPS in circostanze come queste può rivalersi sul datore di lavoro, può chiedere il risarcimento dei costi assicurativi. Se poi il ragazzo non dovesse riprendersi, dovesse subire danni irreparabili, allora anche la famiglia potrebbe chiedere un indennizzo. In ogni caso ci sarà un’indagine, ci saranno accertamenti, ispezioni da parte dell’ASL. E in questo momento in azienda è stipato il carico di termaflon che ha portato proprio il camion che ha investito Maicol. Peggiori premesse non potrebbero porsi per Alcide, ragion per cui in via della Volta, all’altezza della rotonda con via Borgosatollo, Alcide sterza improvvisamente ed imbocca viale Duca degli Abruzzi, esattamente come aveva fatto alcune ore prima l’ambulanza guidata da Alberto.
Venti minuti dopo suona alla porta della signora Pedrabissi, la madre di Maicol.
Si affaccia alla finestra una donna già avanti negli anni, piuttosto disordinata, trascurata, sciatta.
“Signora Pedrabissi, sono Alcide, il titolare della Forex, l’azienda dove lavora suo figlio…”
“Cosa c’è? È successo qualcosa?”
Evidentemente la signora non è ancora stata avvisata. Alcide se ne stupisce [perché non se n’è già occupato qualcuno dei miei?] poi si rende conto che se l’avessero informata sarebbe corsa in ospedale e lui non avrebbe potuto trovarla a casa. Quindi inconsciamente dava per scontato che non sapesse niente. Lui però era venuto con tutt’altre idee in testa e adesso non sa come spiegarle l’accaduto.
“Sono venuto a dirle che c’è stato un incidente, stamattina…”
Per tutto il tempo in cui Alcide descrive l’accaduto, la signora Pedrabissi lo guarda con gli occhi sgranati, come se stesse osservando un alieno. Per quello che ne sapeva lei, suo figlio era iscritto all’università, stava dando gli esami con ottimi risultati e recepiva persino una borsa di studio. Per questo aveva smesso da un po’ di chiederle soldi. Così tutto il tempo la signora Pedrabissi lo passa cercando di verificare che l’uomo che le sta di fronte stia proprio parlando di suo figlio.
“Ma è proprio sicuro che si chiami Maicol Pedrabissi? Scritto proprio Maicol, così come si pronuncia?”
“Ma si tratta di un ragazzo alto, un po’ robusto, con i capelli scuri, tagliati a spazzola?”
“Un ragazzo timido, con qualche difetto di pronuncia?”
Solo la ferma convinzione di Alcide la convince a riconoscere suo figlio nella vittima dell’incidente. E da quel momento non riesce a pensare ad altro che a raggiungere l’ospedale civile.
“Signora, io però ero passato anche per metterci d’accordo su una cosa…”, è da qui, da questo preciso istante, che Alcide comincia il suo corteggiamento.
“Se lasciamo che il caso arrivi nelle mani dell’INPS, non è più finita. Voi aspetterete anni per ricevere i soldi che vi spettano e io sarò costretto a seguire una trafila infinita… ma noi non abbiamo tutto questo tempo!”
“Certo che no, dobbiamo sbrigarci, mi accompagna lei in ospedale?” La signora Pedrabissi sta indossando delle scarpe nere con un mezzo tacco largo. Scarpe fuori moda da un pezzo.
“Ma certamente! Però, cosa ne pensa se ci mettiamo d’accordo su una cifra fra noi e non denunciamo nemmeno l’accaduto? Diecimila euro?”
“Sa mica in che reparto l’hanno portato?” Continua a fare avanti e indietro dal salotto, dimenticando ogni volta qualcosa. Anche il mobilio anni settanta denuncia una certa scarsezza di fondi. Alcide non sa se interpretare la cosa come un buon segno o meno.
“No, quelli dell’ambulanza non ce l’hanno detto… ma possiamo chiedere in portineria. Dodicimila? Tredici…”
“È alle tredici che chiudono le visite? Allora dobbiamo sbrigarci!”
Alcide rinuncia all’assedio, al momento la signora non ha i ricettori accesi, evidentemente.
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