Alcide Foresti esce dai cancelli del carcere

Alcide Foresti esce dai cancelli del carcere e improvvisamente si sente proprio come un criminale che ha scontato la sua pena e ora può iniziare una nuova vita. Nelle due settimane di carcere ha avuto modo di pensare a tante cose, di rivedere le sue esperienze, quelle lavorative e quelle private e adesso, dopo trent’anni di lavoro, vuole ricominciare da capo. Vuole qualcosa di nuovo e di diverso. Un approccio più rilassato. Una decrescita felice lo aspetta. Ha sentito quest’espressione alla radio e se n’é innamorato. Gli ultimi due giorni gli hanno permesso di ascoltare la radio, in cella, ma non di scegliere il programma. Parlavano degli imprenditori suicidi. Gli si é stretto lo stomaco solo a sentire certi argomenti. Si é immaginato freddo e immobile sul pavimento e ha deciso che lui non avrebbe fatto quella fine. Adesso vuole trovare una nuova strada. Da domani cambia approccio. Basta traffici illeciti, basta inciuci con la mala, basta tangenti, appalti truccati. Da domani si lavora in qualità. Solo quello sarà il driver della sue scelte. Meglio una fornitura al mese fatta bene. Guadagnandoci il giusto. Senza uno sciame di reclami alla consegna ed uno strascico di garanzie subito dopo. Altrimenti l’azienda può anche chiudere, lui non é la Forex. Lui può fare dell’altro: coltivare i campi, produrre il miele, il vino, le olive. E se l’agricoltura non fosse il suo destino, cosa gli impedisce di trovarsi un lavoro normale, da semplice dipendente. Il commesso in un negozio, l’impiegato comunale… perché no? Vanno bene tutti i lavori…
A quanto pare Alcide non si rende conto che il processo deve ancora iniziare, che le porte del carcere potrebbero presto riaprirsi e stavolta per un periodo molto più lungo e che la strada verso la redenzione é tutt’altro che conclusa.
[Sempre che riesca a sbarazzarmi della morsa della ‘ndrangheta] A questo non aveva ancora pensato. Così come non ha mai pensato a farne parola all’avvocato. Potrebbe essere una buona strategia per la difesa. Sarebbe fra i primi imprenditori ad attaccare frontalmente le ‘ndrine infiltratesi al nord, a spiegarne i metodi, le strategie… diventerebbe una specie di eroe… [sempre che non mi facciano fuori prima… me o Marja… o mio figlio…]
Alcide é sposato in seconde nozze con una rumena vent’anni più giovane dalla quale ha avuto un figlio piccolo di cui a stento ricorda il nome. È lei che sta aspettando appena fuori dal portone del carcere, passeggiando avanti e indietro e rimuginando sul suo futuro. Lui se la immagina arrivare in minigonna, tacchi a spillo e reggiseno leopardato, lei si presenta in tuta, struccata, incazzata come una bestia.
“Se succede ancora una volta cosa simile ti lascio e torno casa in Romània, capito? Ci metto un minuto! Questa cosa non avrei mai detto succedeva a me! Tutti uguali uomini. Italiani, rumeni, tutti uguali. Tutti finite in carcere. Tutti fate cazzate! Non siete capaci di stare puliti vero? Toppo difficili per voi? Io mai finita in carcere! Mie amiche mai finite in carcere!”
“Si vede che nessuna delle tue amiche fa la puttana… Ma mi sembra strano… Sei proprio sicura?”
L’uomo nuovo è durato pochi secondi, a quanto pare. Il tempo di incontrare un suo simile ed ecco che rispunta il vecchio Alcide, impulsivo, eccessivo, grottesco.
“Mie amiche no puttane, stronzo! …non ti sei mai fatto sentire in tutto questo tempo… solo per dirmi di venirti a prendere hai chiamato, ieri… ero preoccupata…”
“Mi hanno tolto il cellulare, potevo fare una telefonata al giorno e mi serviva per sentire l’avvocato… For-za mag-gio-re…”, precisa Alcide scandendo bene le parole.
“Un trattamento da mafioso… quello che sei diventato…”
“No, macchè… se fosse stato per mafia, non mi avrebbero fatto uscire subito…!”
“È che sei pesce piccolo. Loro puntano in alto. Magari adesso ti controllano. Ti seguono. Vedono dove vai, chi incontri… poi fanno maxi retata!”
Nemmeno a questo aveva pensato Alcide. Non sapendo esattamente la ragione del fermo, ha dato per scontato fosse di natura amministrativa, come dice lui non conoscendo il significato del termine. L’incidente di Maicol, l’uso illegale del termaflon. Non ha pensato fossero i suoi rapporti con la ‘ndrangheta ad averlo fatto incarcerare.
“È che questo è uno stato di merda! Se lavori, se in più dai del lavoro ad altre persone, quelli ti odiano! E te la devono fare pagare! Allora si inventano un mucchio di regole che uno dovrebbe stare tutto il giorno a leggere le loro carte, invece che a lavorare! Ma vedrai che prima o poi io e quelli come me imbracciamo il fucile e la facciamo davvero la rivoluzione…”, si sfoga fino in fondo Alcide, ma Marja non lo ascolta più.
“…ho paura! Per me e per Landj. Tu devi fare qualcosa, Alcide…”
Lei lo sta mettendo alle strette e lui vira ancora in un’altra rappresentazione di sé, quella del marito premuroso. Così nel frattempo, tutti i buoni propositi espressi appena uscito dal carcere sfumano definitivamente.
“Ho una sorpresa per te… Amore… Prima del fermo stavo pensando di vendere tutto e trasferire la produzione all’estero. Il primo posto a cui ho pensato è ovviamente la Romania… ti piacerebbe tornare a casa? Potresti vedere tua madre tutti i giorni… Cosa dici eh…?!”
scarica il pdf

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...