Alcide con la moglie

Alcide con la moglie Marja non parla mai di lavoro. Non racconta nulla di quello che succede in azienda, di come stanno andando gli affari o, come questa sera, degli incidenti accaduti durante la giornata. Tanto, è convinto, lei non capirebbe. Quando rientra in casa, più tardi possibile, viene subito assalito da lei con una serie di lamentele perché il figlio di due anni si è fatto male o non ha dormito o ha mangiato poco e poi con alcune richieste di piccoli lavori che lei non è riuscita a fare durante la giornata.
“Mi porti su acqua? E poi già che sei in cantina, devi abbassare il termostato di caldaia. Adesso non fa più così freddo e quando faccio bagno al pippi acqua scotta troppo…”
Marja è la sua seconda moglie. Di origine rumena, ha vent’anni meno di Alcide. Lui l’ha conosciuta durante una delle trasferte all’estero alla ricerca di nuovi fornitori. L’agenzia l’aveva mandata come traduttrice, ma quando Alcide l’aveva vista arrivare, alta, bionda, formosa: una bomba, aveva pensato ad un errore da parte dell’agenzia stessa, aveva pensato che avessero mandato alla mattina la prostituta prenotata invece per la sera. Un imprevisto tutt’altro che sgradevole, aveva pensato Alcide. Perciò, nel momento stesso in cui lei si era presentata, con discreto italiano, proprio come interprete, lui aveva provato una forte delusione, perché questo voleva dire non trovarsela a letto in albergo, più tardi. Sudava persino, al pensiero, e per tutto il giorno non era riuscito a pensare ad altro. Non aveva nemmeno ascoltato quello che i fornitori gli stavano proponendo, ipnotizzato dalle labbra della ragazza che continuava ad osservare anche quando era qualcun altro a parlare.
“Alde, sarebbe anche da allungare sponde del lettino, comincia a essere stretto… ho impressioni…”
“Adesso…?”
“No, no adeso. Landj è già a letto che dorme…”
Il programma di quelle giornate prevedeva parecchi spostamenti ed il pernottamento di tutta la comitiva nello stesso albergo, così, la sera, Alcide si era trovato nella stanza di fianco a Marja. L’idea che arrivasse, come previsto, un’altra ragazza, con tutt’altra mansione e che Marja lo sentisse alla prese con lei gli aveva persino rovinato la baldoria, senza arrivare, però, al punto da spingerlo a disdire l’appuntamento.
L’ultima sera, finalmente, era stata lei a presentarsi in camera sua, spontaneamente, per un breve saluto, aveva addotto come scusa, ma da lì non era più uscita. Poche settimane dopo erano sposati e dopo nove mesi esatti nasceva Landj, un maschietto grassoccio, tutto suo padre.
“Te ho preparato carciofi al forno, va bene?”
“E la bistecca?”
“Bisteca, sempre bisteca, Alde…”
Nato il figlio, di cui Alcide ricorda a stento il nome, Marja aveva perso qualsiasi interesse nei confronti di Alcide, così come di qualsiasi altro uomo. Alcide ci aveva messo un po’ ad accorgersene, confuso dalla recuperata forma fisica di lei e dai vestiti succinti e dalle scarpe col tacco, come se queste cose dovessero per forza essere dei richiami sessuali nei confronti degli uomini e non più semplicemente un modo di essere e di vedersi di Marja, dopodiché, senza farne una grossa crisi, aveva ricominciato le trasferte nell’est Europa alla ricerca di fornitori.
“Cos’è Alde, sei preocupato? Qualcosa no va?”
“No Marja, tutto a posto…”
“Sei silenzioso, oggi, più di solito…”
“C’è stato un incidente in azienda…”
“Si è fatto male qualche uno?”
“Sì, un ragazzo… Adesso faranno dei controlli… magari salta fuori qualcosa che non va?”
“Si risolve, vero. Tuto si risolve in Italia…”
“Speriamo…”
“Noi in Romania pensiamo tuto facile in Italia e io poso dire che è vero… tuti hano lavoro, tu fai tanti soldi con picola azienda, si sta bene qui…”
“Sì, ma adesso c’è la crisi anche da noi…”
Crisi in Italia è come festa in Romania, Alde, tu sai questo, vero?”
Marja mentre parla apparecchia la tavola, poi toglie i carciofi dal forno e li lascia un minuto a riposare. Intanto mette sul fuoco una piastra e quando è ben calda toglie un filetto dal frigo e lo appoggia sulla piastra che sfrigola, con un po’ di sale e del rosmarino. Alcide la segue nei movimenti, attratto dal suo corpo, senza parlare.
Le preoccupazioni, in Alcide, non durano mai più di dieci minuti. Dopodiché qualcosa arriva a distrarlo: una fetta di carne nel piatto, una fetta di carne negli occhi o, meglio ancora, nel letto. Distrazioni semplici e concrete, distrazioni da uomo.

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