Albino e Claudia

Albino e Claudia stanno cercando da un’ora di convincere Alice ad andare a letto. La prima volta si è alzata perché si era dimenticata di fare pipì, la seconda, venti minuti dopo, se la sono ritrovata in sala con la scusa che le lenzuola, troppo nuove e troppo ruvide “frusciavano” quando lei si girava, facendola svegliare.
Adesso, la bambina è ancora col suo pigiamino rosa davanti ai due genitori esausti, verdi.
“Ho fatto un brutto sogno…”, sta piagnucolando. “Ho sognato che perdevo tutti i miei compagni di scuola stranieri… Andavamo in gita e loro sul pulmino del ritorno non c’erano…”
“Era solo un sogno, Alice…”, la consola la madre, non trovando nemmeno poi così brutta la trama dell’incubo visti tutti i problemi sorti con gli extracomunitari l’anno passato. “Sei agitata perché domani inizia la scuola…”, continua Claudia, accarezzando i capelli di Alice.
“Proprio per questo dovresti essere già a letto da un pezzo”, si inserisce papà Albino, un po’ meno accondiscendente. “Domani ti devi alzare presto e se non ti addormenti alla svelta, domani mattina non ce la fai ad alzarti…! Mancano solo otto ore…”
Com’è naturale per tutti i bambini, qualsiasi riferimento al sonno ed alla necessità di dormire rappresentano vere e proprie iniezioni di adrenalina. Così è per Alice, che, mezza intontita finché era la madre a blandirla, adesso vuole dimostrare tutte le sue energie al papà.
“Posso fare due salti?”, chiede Alice annuendo vistosamente per suggerire la risposta che auspica ai genitori.
“Adesso? Non se ne parla proprio, poi sudi e dobbiamo cambiarti il pigiama!”, la gela immediatamente papà Albino.
“Allora, mmm… Suono un po’ il flauto! Posso suonare il flauto?”
“Ma sei matta? Alice, sono le undici passate, mi svegli tutto il condominio! Ci denunciano! C’è solo una cosa che puoi fare a quest’ora…”, Albino fa una pausa, convinto che Alice si rassegnerà a darsi da sola la risposta. Lei invece resta incantata a pensare, gli occhi fissi al soffitto.
“Andare a letto!”, conclude la frase rassegnato ed esasperato Albino.
“Se vuoi posso leggerti una storia…”, prova a mediare mamma Claudia, all’ultima spiaggia.
“Noo, voglio fare qualcosa io…”
“Allora leggila tu a me…”, rilancia Claudia, senza un filo di ironia, sbadigliando in prima persona.
“Sìì!! Cosa ti leggo?”
“Quello che vuoi. Basta che mi prometti che quando mi addormento, poi vai a letto da sola…”, sospira Claudia, facendosi accompagnare per mano in camera da letto.
Stessa scena più o meno identica si sta svolgendo a casa di Sahar e Massud, con Yasmina che ha già rifatto lo zainetto tre volte, riempito e svuotato l’astuccio con pastelli pennarelli e matite quattro volte e ha passato in rassegna tutte le possibili merendine disponibili in dispensa, scegliendo alla fine dei semplici crakers. Papà Massoud ha il turno di notte questa settimana in hotel e come sempre, quando Yasmina resta a casa sola con mamma Sahar, si sente un po’ più libera, si permette una certa iniziativa che altrimenti non avrebbe, ma in compenso fa molti meno capricci. Resta il fatto che è quasi mezzanotte e la bambina è ancora in piedi, in mutande e corpetto di fronte all’armadio alla ricerca del vestito giusto da mettersi l’indomani.
“Andrà bene qualsiasi cosa metti, Yasmina…”, dice Sahar, ferma sulla porta, pronta a spegnere la luce non appena la figlia dovesse finalmente infilarsi sotto le coperte.
“Allora tanto varrebbe avere un vestito solo…”, replica Yasmina, con la sua solita logica schiacciante.
Sahar non risponde mai alle provocazioni della figlia, non cerca mai di dimostrare che queste fulminee intuizioni hanno a loro volta delle lacune. Aspetta rassegnata e paziente che la figlia si lasci convincere, non dalle parole, ma dal suo atteggiamento remissivo e inflessibile allo stesso tempo.
“Quello va benissimo Yasmina”, accenna Sahar indicando il vestitino a fiori che la figlia tiene in mano da qualche secondo. “Metti quello e vedrai che domani sarai la più bella della classe…”
Un po’ più tranquilla la situazione in casa Soliman: Fatima è già a letto da quasi un’ora, ma anche lei non riesce a prendere sonno: vorrebbe acciuffarlo, ma quello gli scappa dalle mani e dagli occhi e allora, nel silenzio e al buio, si inventa e si racconta storie in cui lei è la protagonista, in cui ci sono le sue amiche e insieme fanno cose belle e divertenti.
[stiamo giocando a palla in un parco c’è il sole e tanti fiori e un colpo di vento fa finire la palla sullalbero] [le mie amiche non sanno cosa fare e vorrebbero chiamare la maestra] [la maestra non cè siamo sole le mie amiche vorrebbero mettersi a piangere] [adesso cosa facciamo non possiamo più giocare dicono ma io ho un tappeto volante rispondo] [saliamo tutte e tre e il tappeto si alza senza bisogno di accenderlo] [arriviamo fin sopra il ramo dellalbero con incastrata la palla e la prendiamo ma volare è più bello che giocare a palla e allora non scendiamo ma voliamo fuori dal parco] [il vento ci muove i capelli e le magliette noi ridiamo contente] [non dovete avere paura di essere così in alto dico alle mie amiche] [non si può cadere da un tappeto volante] [sotto le persone sono piccole piccole e ci indicano con la mano e ci salutano] [anche noi salutiamo e attraversiamo tutta la città continuando a guardare di qua e di là come prima di attraversare la strada] [fuori dalla città cè un bosco e un gruppo di uccelli ci raggiungono e qualcuno persino si posa sul tappeto a riposare] [chiediamo dove andate ma gli uccelli fanno solo qua qua] [adesso si sono posati tutti e il tappeto è più pesante e fa fatica a volare] [gli uccelli sono oche bianche con il collo lungo il becco giallo e i piedi a papera] [vediamo il mare in fondo all’orizzonte e capiamo che le oche stanno andando al mare] [di là dal mare cè una terra dove non arriva linverno ci stanno dicendo le oche con i loro qua qua…]
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