Autoritratti

Questa pagina racconta chi sono, ma con una serie di autoritratti che ho scritto in diverse occasioni, a distanza di tempo uno dall’altro.

“Sono come questo blog: impreciso, indeciso, caotico. Mi sposto in una direzione, poi in un’altra, batto un sentiero finché non mi fanno male i piedi, poi, invece di fermarmi, riposare e ripartire, torno sui miei passi, soffrendo il doppio per la molta strada percorsa e per il punto di arrivo così poco distante da quello di partenza. Gli approcci promettenti vengono abortiti come quelli senza speranza e le esperienze, così come le pagine di questo blog, si sovrappongono senza che si noti un rapporto di causa ed effetto, un progetto, una volontà ed una determinazione. Mi consola soltanto il fatto che anche la natura si comporta allo stesso modo: l’evoluzione è una questione di tentativi. Oggi mi è spuntata un’ala, potrei essere adatto al volo, se crescesse anche la gemella. Peccato che domani cadrà l’ala e si apriranno delle branchie. Farò in tempo con quelle ad arrivare al mare se mi getto immediatamente nel water?” Autoritratto darwiniano 2014

“Trentatreenne, basso, impiegato, insistente, empatico, razionale, non credente, Vergine, celibe, magro, mutevole, ingegnere, infedele, scettico, pessimista, castano, curioso, viaggiatore, egoista, scrittore, chitarrista.” Autoritratto 2010


“Liscio e verde vetro pratico, il tavolo sopra il quale galleggiano oggetti senza un preciso significato reciproco.
Un paio di forbici dispari, dall’aspetto medico, un quotidiano mesto, votato alla pagina politica, un metronomo classico, che non sfugge al tempo.
C’è posto per un paio di scarpe, nel vuoto che ho dentro.
Inerti incarti di caramelle appiccicose e sparpagliati. Un telecomando inutile, puntato verso il calorifero, non essendoci un televisore, non essendo del calorifero.
Un porta penne vuote. Un orologio fermo; magra consolazione il suo essere dissidente.
Una testa in ottone in cravatta di seta, senza fiato. Una calza da donna spaiata, gambaletto di cotone scalzato dall’avvento del collant.
Giovani spartiti illeciti, alla ricerca di una chiave di violino o di lettura.
Un vaso di formaldeide con immerso un cervo volante distratto.
Un filo di voce, un raggio di luce, un quarto di vino e qualche menzogna.
Il tavolo è il posacenere dell’intellettuale.
Una bottiglia di plastica ed acqua, pronta a cadere in un angolo ed il cellulare di notte.
Ho trent’anni ed è l’unica cosa che posseggo.
Libri, CD, un bottone ed un tappo, un mazzo di carte da gioco, il pass di un concerto, le chiavi di casa e gli occhiali. Annunci pubblicitari.
Volkswagen, c’è da fidarsi. Negroni, vuol dire qualità.
Cinar e sai cosa bevi. Locatelli fa le cose per bene.
L’uomo è l’organo sessuale delle macchine, degli oggetti, delle cose, degli oggetti, delle macchine, delle cause, dei problemi, delle cose. Delle ipotesi.”
Distratto autoritratto astratto 2009

giodiesis@gmail.com

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