Cochi – Chennai, 01.01.2015 – 20.01.2015

monaco che dormeNon è stata una vacanza, è stato un viaggio. Senza una meta vera e propria, piuttosto con un percorso ed una serie di tappe e l’intenzione di immergerci più possibile nelle usanze e nella cultura del popolo indiano. Mezzi pubblici, camere affittate in case private e bagni di folla alla ricerca di un India più autentica di quella dei resort e dei centri Ayurvedici. Questo ha voluto dire cercare di comprendere la loro logica e soprattutto accettare di aver sempre bisogno dell’aiuto degli sconosciuti visto che il sistema non prevede mai spiegazioni, schemi, orari, cartine. In Kerala è stato più semplice: molti parlano inglese, forse in virtù delle tante scuole cattoliche. In Tamil Nadu abbiamo incontrato maggiori difficoltà, ma in ogni caso siamo arrivati ovunque volessimo arrivare.
Per capire l’occidente bisogna uscire dall’occidente. Per capire i nostri privilegi, la nostra ricchezza, la facilità della nostra vita, la monotonia della nostra vita, la coercizione alle regole che comporta la perdita di libertà da un lato, ma che dall’altro emancipa dalla necessità di sottostare sempre all’arbitrio di questo o quel funzionario, bisogna trovarsi nella situazione opposta, immersi fra persone senza privilegi, senza ricchezza, senza certe regole eppure per nulla libere.
Qui sembrano dare un valore diverso alla vita: guidano come matti senza casco o cinture, bruciano plastica in continuazione e fanno il bagno nelle fogne. Eppure, non ho mai visto nessuno fare del male ad un animale. Persino le zanzare, le cacciano via con le mani, senza neppure osare schiacciarle. La vita è sacra anche per loro, quindi, però quando si tratta di incidenti o malattie, si fanno prendere dal fatalismo e prima di un viaggio fanno un’offerta a Ganesh anziché allacciare le cinture e rispettare il codice della strada.
Fra loro mostrano parecchia indifferenza. Abbiamo visto in un tempio alcuni mendicanti chiedere l’offerta ed i fedeli attorno tirare focaccine appena comprate nella vasca sacra, piena di grassi pesci simili a carpe. Hanno più potere propiziatorio i pesci sacri dei mendicanti? Noi facciamo forse diversamente all’uscita dalle nostre chiese quando a chiedere l’elemosina sono i rom seduti per terra? È semplice superstizione? È fatalismo alla vivi e lascia morire? È possibile prendersi cura di tutti gli altri senza essere santi?
Per capire l’occidente bisogna uscire dall’occidente. L’occidente che crede che al di fuori ci siano solo terroristi, stupratori, malattie virali e cibo scadente. L’occidente che contemporaneamente invidia a chiunque lo sviluppo economico, senza considerare che una forte crescita presuppone sempre un punto di partenza infimo e senza considerare che l’India e le altre nazioni emergenti non stanno esprimendo un nuovo modello di sviluppo, ma cercano di fare propri i nostri stili di vita, ripetendo al contempo molti dei nostri errori. Non me la sento di biasimarli, benché in un certo senso stiano perdendo la loro purezza, perché io per primo non sono nella posizione di sostenere una scelta di miseria e purezza al posto di compromessi e benessere.
Sull’aereo, un monaco buddista occupa tre posti standosene comodamente sdraiato su un fianco e, per ammazzare la noia, guarda un film di Bollywood con una ballerina mezza nuda che si dimena appesa ad un palo. È probabilmente l’ultima immagine di questo viaggio prima dell’atterraggio.

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