Kiss Of Love – Le backwaters

kottayamKabeer, Franci e Gio si scattano un mucchio di foto reciproche, in tutte le combinazioni possibili: Kabeer e Gio con la macchina fotografica di Franci, Franci e Gio con il cellulare di Kabeer, Kabeer e Franci con il tablet di Gio, Gio e Kabeer con il cellulare di Kabeer, Franci, Kabeer e Gio grazie all’aiuto di un passante con la macchina fotografica di Franci, il tablet di Gio, il cellulare di Kabeer e pure quello del passante che evidentemente ha trovato la scena interessante ed vuole serbarne un ricordo. Poi i tre si salutano e prendono strade differenti. Kabeer riparte con il suo apecar alla ricerca di nuovi turisti. Franci e Gio salgono finalmente sul traghetto che li porterà a Kottayam per riprendere il loro viaggio verso il Parco del Periyar con un giorno di ritardo.
Fortunatamente il traghetto non è molto affollato, possono sedersi sulle panche a poppa, proprio dietro ai finestrini, di fianco ad altre due turiste tedesche.
“Ich brauche einen Mann sehr praesent… perché non riesco ad affezionarmi ad una persona se non è sempre con me, soprattutto quando ho quelle giornate storte…”
Dopo i fatti del giorno precedente, Gio e Franci se ne stanno tranquillamente seduti a guardare il paesaggio, senza dire una parola, soltanto osservando le palme disposte lungo il canale, gli uccelli che ogni tanto si alzano in volo, le altre barche e le houseboat che alle volte li sorpassano ed alle volte vengono sorpassate e le case ed i pochi umani che si vedono sparpagliati lungo l’argine, fra una palma e l’altra.
“Sì perché alle volte anche a me piacerebbe trovare una persona e poterla frequentare senza sentirmi in obbligo di rendere conto di ciascuna delle mie azioni e contemporaneamente avere il resoconto di ciascuna delle sue…”
La velocità con cui il traghetto affronta la crociera è perfetta sia per scattare foto, sia per godersi il paesaggio, sia per schiacciare un pisolino. Molti dei passeggeri, cullati forse anche dalla nenia incomprensibile della tedesca malata d’amore, stanno infatti dormendo, rannicchiati nei loro sedili stretti, la testa appoggiata ad un braccio ancorato allo schienale del sedile davanti.
“Prendi questa vacanza… Dovevo forse spiegare a Thomas il perché stessi per partire con te anziché con lui? Abbiamo organizzato il viaggio ben prima che io lo incontrassi… eppure gli ho chiarito esattamente i termini per cui noi potevamo stare lontani senza per questo doverci perdere. E poi gli ho detto che non doveva preoccuparsi. E lui mi ha detto che non si preoccupava affatto. E allora io gli ho detto che se non si preoccupava voleva dire che non era veramente innamorato. E lui mi ha risposto che era perfettamente in grado di innamorarsi senza preoccuparsi. E adesso, dopo due settimane che non lo vedo, ho il terrore che sia con un’altra e contemporaneamente non provo più niente per lui…”
Acqua, palme, barche, uccelli: il viaggio potrebbe proseguire in eterno, ripresentando sempre lo stesso paesaggio, senza stancare il passeggero, ma fornendogli continuamente una nuova suggestione.
Mi fa pensare a certe pagine di Corto Maltese, al libro della giungla, al film Indocina, a Cuore di Tenebra e ad altre mille cosa che ho visto o che ho letto, pensa Gio e fa quasi per dirlo, poi però gli dispiace interrompere il silenzio con delle considerazioni non del tutto necessarie.
“Forse dovrei chiedere a Thomas di andare a convivere, al ritorno… Sono sicura che se stessimo sotto lo stesso tetto riuscirei a capire cosa provo veramente per lui… per la verità gliel’ho già chiesto. E lui mi ha detto di sì… e io gli ho detto che sarebbe stato meglio pensarci un po’… e lui mi ha risposto… e io gli ho detto… e lui… e io…”
Il sonno cala sui due ragazzi italiani e si porta via l’ultima ora di traversata. Arriva il bigliettaio a svegliarli, sapeva la loro destinazione, il Lake Hotel, raggiungibile direttamente dal canale tramite un piccolo molo posto al termine del grande giardino sul retro dell’edificio.
Gio e Franci si alzano lentamente, un po’ intontiti, scendono dal ferry seguendo le indicazioni del marinaio e si incamminano lungo il vialetto che taglia in due il parco. Tutto è così fluido e semplice che sembra loro di essere ancora in un sogno.
Anche alla reception non ci sono intoppi: in un attimo compilano i moduli e ricevono la chiave della loro stanza. Un ragazzo con la divisa dell’albergo li accompagna, tornano di nuovo in giardino, ripercorrono il vialetto quasi fino in fondo, arrivano ad una casetta, il ragazzo apre la porta e mostra loro l’ingresso, il salotto, il balcone di fronte ad un laghetto e poi la camera da letto al piano di sopra.
Gio e Franci si tolgono le scarpe e vanno immediatamente a sedersi sul balcone. Molti uccelli: aironi, gallinelle, martin pescatori, cormorani, usano l’isoletta nel centro del laghetto cosparsa di palme come pista di decollo o di atterraggio. Lo spettacolo è magnifico.
Gio dà un’occhiata alla chiave che ancora tiene in mano dopo che il cameriere gliel’ha consegnata. “Guarda qui: l’appartamento si chiama Lover’s corner. Quasi finivamo in carcere per esserci baciati in spiaggia e adesso dedicano agli amanti la stanza migliore. Mi sembra tutto così surreale!”

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