Mamallapuram – Chennai, 18.01.2015

ImmagineTorniamo nella metropoli con un autobus con aria condizionata che costa il triplo di quello dell’andata ed è riempito la metà. Cerchiamo di capire quanto riusciremo ad avvicinarci al nostro quartiere con questo mezzo interrogando il controllore, senza successo, ma quando, arrivati in città , dobbiamo cambiare mezzo, ce la caviamo perché nel frattempo ci siamo fatti un amico che va nella nostra stessa direzione e ci indica quale autobus prendere. Questo è ovviamente stracolmo e la cosa causa parecchio disappunto nel giovane che vorrebbe vederci comodamente seduti, come si addice a due ospiti di riguardo come noi. Fa di tutto anzi per metterci a sedere ogni volta che si alza qualcuno per scendere, ma noi siamo distratti, lenti e soprattutto non abbiamo intenzione di sgomitare come sarebbe necessario e ci lasciamo sfuggire parecchie occasioni.
Finalmente riusciamo a prendere posto, sottraendoci in un sol colpo agli spintoni della folla ed agli sguardi apprensivi del nostro amico. Immediatamente, l’avanti e indietro dei passeggeri in piedi, simile alle onde sul bagnasciuga della spiaggia, porta una bambina proprio di fianco a Francesca, i due volti alla stessa altezza uno di fronte all’altro. La bimba ha un’espressione interrogativa che Franci non sa interpretare, ma che la signora seduta dietro di noi capisce immediatamente allungando un braccio e prendendosi la piccolina sulle ginocchia. Effettivamente, qui è usanza che i bambini sugli autobus senza posti liberi finiscano sulle gambe degli sconosciuti che in questo modo non devono cedere il posto, ma ugualmente sgravano i genitori dall’impegno di badare all’equilibrio della prole oltre che al proprio. Adesso soltanto ci facciamo caso, ma di sicuro è capitato altre volte perché anche all’andata avevamo notato che un bambino di circa quattro anni aveva fatto passare le gambe di tutti i passeggeri seduti in un settore dell’autobus. Al momento avevamo pensato che fossero tutti parenti, ma adesso interpretiamo la cosa in modo diverso.
Quando scendiamo dall’autobus, la cartina segna un centimetro di distanza dal nostro quartiere, Thousand Lights, ma a detta dei poliziotti ai quali chiediamo lumi si tratta di almeno due chilometri e mezzo. Attraversiamo sotto i loro occhi indifferenti lo stesso incrocio due volte, rischiando cento volte la vita e poi ci incamminiamo. Non ci sono mezze misure in una città da cinque milioni di abitanti. Ci metteremo il tempo che ci vuole.
Dopo la doccia, ragionando se sia il caso di uscire a cena o saltarla del tutto, pronuncio la frase: “…io non ce la faccio più…” che mai in vita mia mi sarei aspettato di dire. Poi la proposta di una fetta di torta nel locale a fianco dei due in cui abbiamo mangiato ieri e l’altro ieri a pochi passi dall’albergo mi convince a reinfilarmi le scarpe. Un po’ di cioccolato mi farà bene.

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