Mamallapuram, 18.01.2015

altorilievo mamallaIeri tutti in spiaggia, oggi tutti in gita! Mamallapuram è una cittadina a 50 km da Chennai, famosa per il tempio e per il sito archeologico a ridosso della spiaggia. A sentire i commenti delle persone a cui chiediamo suggerimenti per raggiungerla, tutta la città avrà la nostra stessa destinazione, un po’ come il lunedì di pasquetta che tutti partono al mattino per il pic-nic fuori porta. Infatti per arrivarci ci impieghiamo l’intera mattinata. Rispetto ai trasferimenti in Kerala, questo è un calvario. A ben vedere era quello che ci immaginavamo da casa sarebbero stati i viaggi in India, erano gli spostamenti in Kerala che avevano del miracoloso, ma ormai ci eravamo abituati a quello standard ed ora le difficoltà ci scocciano. In Tamil Nadu, abbiamo sempre fatto più fatica ad ottenere informazioni, ma oggi nemmeno riusciamo a riconoscere come una stazione lo spiazzo in cui ci ha abbandonato il tuktukista, saliamo e scendiamo dallo stesso autobus ad una fermata di distanza per una incomprensione con il controllore ed alla fine ci ritroviamo incastrati in un mezzo colmo all’inverosimile. Due ore in piedi subendo frenate e pestoni di piede.
Arriviamo a Mamallapuram già sfiniti, ma il sito è davvero impressionante e ci restituisce energie ed entusiasmo. Una parete completamente scolpita ad altorilievo che rappresenta figure divine, umane ed animali accoglie il turista all’ingresso del sito archeologico: non abbiamo mai trovato qualcosa di corrispondente negli altri templi visitati fino ad oggi e non riusciamo a capirne la funzione. Proviamo a chiedere in giro, ma nessuno è in grado di spiegarci a cosa fosse destinato in origine questa parete scolpita.
Proseguiamo allora lungo il percorso. Passeggiando in un’area relativamente piccola, si riesce a capire lo sviluppo dei templi indu dal VI al XIV secolo dopo Cristo, l’evoluzione architettonica che ha portato semplici nicchie scavate nella roccia a diventare le strutture magnifiche viste a Thanjavur e Chidambaran. Il sentiero che porta dal paese al mare è disseminato di tempietti scavati in una roccia friabile simile al tufo, realizzati per accogliere gli idoli del pantheon induista e che rappresentano la prima forma del sancta sanctorum che è ancora oggi il punto centrale di tutti i templi indu.
Durante la scalata ad uno dei templi più grandi, incontro lo sguardo di una donna che, mi rendo conto in un colpo d’occhio, assomiglia a Franci. Le sorrido, lei ricambia. Lo dico a Franci e le due si guardano. La donna indiana è vestita con un sari rosso tradizionale, ha carnagione naturalmente scura, ma ha lo stesso volto magro, gli stessi occhi color miele di castagno. Mi domando se anche lei vede qualche somiglianza, se pensa di aver trovato una sorella occidentale. Non credo, le somiglianze sono sempre molto soggettive.
Evitiamo la via del mercatino, affollata da non poter camminare e raggiungiamo la spiaggia attraverso un quartiere a dir poco europeo. Edifici in muratura e strade di cemento, negozi di magliette colorate e bar con i tavolini all’aperto! Mai visto niente di tutto questo fino ad oggi! Conseguentemente, da queste parti si vedono quasi esclusivamente turisti e sulla spiaggia in pratica rimaniamo da soli. Si sta molto bene e l’idea di dover rientrare nel caos di Chennai ci mette quasi tristezza.
barche spiaggia

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