Chidambaran, 15.01.2015 – sera

colonne e braminoNel frattempo il templio ha aperto le sue porte e lo scenario cambia completamente. L’edificio è magnifico e gli ampi spazi attorno, freschi e ombreggiati, sono gradevoli. Finalmente un posto in cui sedersi, mangiare qualcosa (lo fanno anche altri, abbiamo controllato, non è sacrilego), rilassarsi. Penso che i bramini siano ben contenti dello squilibrio fra esterno ed interno: più le città sono brutte, degradate, sporche, invivibili più la gente passerà la maggior parte del proprio tempo libero nel tempio. Naturalmente lo penso solo perché per indole la casta dei bramini mi risulta insopportabile.
Il tempio si riempie in fretta. Per dimensioni è uno dei più grandi visti fino ad ora. Quattro gopuram permettono l’accesso da quattro lati diversi di un muro quadrato che delimita uno spazio grande quanto un quartiere di una città. All’interno si trovano due templi principali e parecchi altri tempietti, nicchie, altari votivi. In più c’è una vasca sacra con attorno un porticato, grande come un campo da basket, dove i bramini ed i fedeli possono fare bagni rituali.colonne e scopino
Anche qui stanno ridipingendo le torri d’ingresso, ma le coperture sono meno invasive rispetto a Trichy e possiamo godere delle mille statue che ornano le pareti esterne dei gopuram. Passeggiando, incontriamo tra gli altri un bramino che parla un poco di italiano, ci chiede se abbiamo euro spicci per la sua collezione di monete straniere e ci ricorda che alle 18 inizierà la funzione nel tempio principale. Benché i sancta sanctorum ci siano come sempre inaccessibili, il tempio principale ha un enorme colonnato attorno alla casa del dio e quello spazio è aperto anche ai non indu. Accediamo ed assistiamo ad alcuni rituali suggestivi nella loro semplicità. Come sempre i fedeli si mettono in coda per fare l’offerta ed ottenere la benedizione sotto forma di un mucchietto di cenere con cui si segnano la fronte e che alle volte mettono anche in bocca. Il tutto si traduce in una lenta processione tra un altare e l’altro, con alcune nicchie che vengono aperte ed altre chiuse, i fedeli che si inginocchiano o si stendono per terra o semplicemente congiungono le mani sopra la testa, i bramini che a torso nudo attraversano il tempio portando candelabri accesi e piatti di cenere benedetta. Alle volte suonano campanelle o piattini, con quella poliritmia che sempre adoro e che riesce ad ipnotizzare nella sua mutevole ripetitività. Rimaniamo un paio d’ore fra la folla, i ritmi, gli incensi che profumano l’aria senza che nessuno badi a noi, tutti impegnati nei propri rituali. Finalmente torniamo ad essere trasparenti come siamo abituati dalle nostre parti.

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