Kiss Of Love – La stazione dei pullman

kabeer disegnoLa stazione dei pullman, che di una città indiana è un po’ il centro, di mattina dà sicuramente il suo meglio. Lì arrivano la maggior parte dei lavoratori e dei visitatori e lì si raduna l’offerta commerciale e dei servizi della città. Basta guardarsi intorno con un po’ di insistenza ed immediatamente si presenterà qualcuno ad offrire qualcosa.
“Going somewhere, guys?”
“No grazie…”
“Volete delle spezie? Delle bananine fritte?”
“Serve un passaggio?”
“Se ci serve chiediamo…”
“Cercate una stanza?”
Conta di più il linguaggio del corpo e quello dei segni delle parole. E più i due giovani dicono di non aver bisogno di nessuno, più il loro atteggiamento fa radunare tassisti, tuktukisti, guide turistiche, intermediatori culturali, benintenzionati, filantropi di ogni sorta e semplici perditempo. Ormai circondati da una discreta folla, nella quale purtroppo non distinguono l’unico di cui avrebbero bisogno, finalmente Gio e Franci si decidono a chiedere aiuto.
“Ieri eravamo su un tuk-tuk… L’autista se n’è andato… Cioè, noi abbiamo avuto un imprevisto…”, attacca Franci.
“È successo alla spiaggia… Quando siamo tornati lui non c’era più… Abbiamo perso i bagagli…”, prosegue Gio.
“Avete sentito qualcosa del genere da qualcuno dei vostri colleghi…?”
“Conoscete un guidatore di tuk-tuk alto più o meno così, con i baffi…?”
Gio si guarda intorno sconsolato. Tutti i maschi adulti in India hanno i baffi, e l’ottanta percento è alto più o meno così.
“Ricordate il nome?”, chiede uno dei presenti.
“La targa del tuk-tuk?”, chiede un altro.
“Avete il numero di telefono? L’indirizzo?”
“No… No… No!”
Tutti gli uomini intorno, nonostante la vaghezza degli indizi, dimostrano grande interesse e soprattutto buona volontà e ciascuno propone una soluzione o interpella un conoscente coinvolgendolo nel brain storming. Non c’è persona nella stazione degli autobus che non si stia occupando del caso di Gio e Franci.
“Possibile che nessuno sappia niente?”, chiede Gio a Franci, alla ricerca di conferme.
“Non lo so, Gio.”
“Allora ce li ha rubati. Se li è portati via e non ha detto niente a nessuno!”
“Dovremmo andare alla polizia?”
“Ancora? Dovevamo farlo ieri, finché eravamo là.”
“Non lo sapevamo ancora che non sarebbe stato là ad aspettarci…”
“Potevamo darlo per scontato…”
Improvvisamente la folla si spalanca per far passare un tuk-tuk a tutta velocità.
“My friend! I found you!”
È Kabeer, il volto sorridente fuori dal finestrino, il dito incollato sul clacson per ottenere spazio ed attenzione, il piede sul freno pronto alla sgommata.
“Dov’eri dannazione? Perché non ci hai aspettato ieri? Siamo passati e non c’eri più!”
“Non sapevo dove vi eravate cacciati. Ho cercato in tutta la città. Mi hanno detto della retata. Ho pensato che vi avrebbero trattenuto tutta la notte…”
“Bella pensata! E i nostri zaini?”
“Venite con me!”
“No, grazie! Dove sono i nostri zaini?”
“Li ho messi al sicuro. Venite con me!”
“Perché non li hai portati con te?”
“Non potevo. Dovevo fare delle commissioni! Saltate su, vi porto dai vostri bagagli! Ci mettiamo poco!”
“No. Non veniamo da nessuna parte con te. Ti aspettiamo qui. Portaceli qui. Così poi ripartiamo finalmente per Kottayam.”
“Il ferry è sempre alle 14.30. Avete tutto il tempo. Saltate su. Per favore! Ho ancora una commissione da fare, ma mi serve il vostro aiuto!”
“Il nostro aiuto? E per cosa?”
“Vi spiego quando siamo là. Salite! Salite!”
Tutti i presenti ormai fanno il tifo per Kabeer, e spingono i due ragazzi a salire sul rickshaw. Rifiutare è impossibile per Gio e Franci ed alla fine i due sono di nuovo in giro per la città in rickshaw.

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