Kiss Of Love – Il mercato

“Perché gli hai detto che sappiamo dove dormire?”, chiede Franci a due passi dal commissariato.
“Se avessimo ammesso che non abbiamo un posto dove andare ci avrebbe trattenuto lì. Ma sei matta? Meglio dormire sotto un ponte che in una prigione indiana! Hai presente? Già me lo immagino. Ci passiamo una notte e poi non riusciamo più a uscire per ragioni burocratiche. Altro che Kafka! Siamo fuori, è andata bene così. Squagliamocela in fretta a non facciamoci più vedere da queste parti.”
“Dici che ritroviamo i nostri bagagli?”
“Prima o poi sì. Non se li ruba di certo il tipo, però non credo che lo incontreremo stasera. Per una notte dormiamo con questi vestiti…”
“Questo non mi preoccupa di certo… piuttosto, abbiamo pochi spiccioli. Chi ce la dà una camera sulla fiducia?”
“Non so… adesso vediamo.”
Il commissariato non è distante dal passaggio a livello dove hanno lasciato l’autista e Gio e Franci non ci mettono molto ad accertarsi che, com’era prevedibile, non c’è nessuno ad aspettarli.
Dal lì al centro di Alappuzha è una bella camminata e, non avendola fatta a piedi all’andata, i due ci mettono parecchio ad orientarsi. Quando arrivano sulla via principale, il sole è tramontato da un pezzo. Non solo, ma dopo le avventure della giornata, si sentono stanchi, sfiduciati, per nulla inclini ad affrontare degli sconosciuti alla ricerca di un posto per dormire La strada è buia e l’illuminazione arriva solo dalle bancarelle, dalle baracche di lamiera, dai negozi. C’è un gran via vai di gente. Tutti impegnati in acquisti e traffici in genere, nessuno bada ai due turisti in quella parte di città che di solito gli occidentali non bazzicano a quest’ora. Franci e Gio procedono a fatica in mezzo alla folla, incerti sul da farsi.
“Need something?”
Il tipo che li ha interpellati sembra un po’ losco. Se ne sta alto e lungo all’angolo di una stradina, in piena ombra, apparentemente senza scopo. Però quando rivolge loro la parola, contemporaneamente allunga un biglietto da visita. “Sono una guida turistica…”, prosegue, certo di aver catturato due piccioni con una fava. “Volete fare un giro delle backwaters, ma una cosa speciale, non quello che vi fanno fare tutti…”
“No, no, non ci interessano le backwaters… partiamo domani…”
“Cercate un posto dove mangiare?”
“No, no, non mangiamo…”
Sarebbe facile sbarazzarsene, se i due giovani fossero sicuri di poter trovare alternative più affidabili in fatto di informazioni turistiche. Ma, al momento, quello sembra essere il meglio che offre la città.
“Cerchiamo un posto dove dormire stanotte…” azzarda Gio, ricevendo uno sguardo di fuoco da Franci.
“Benissimo! Non c’è problema. Posso accompagnarvi io…”
“Ma non abbiamo un soldo…”, aggiunge lui mettendo le mani in tasca ed estraendo la stoffa come fa arlecchino a teatro. Chissà cosa questo significa in India, pensa Franci, perplessa.
“Cioè li avremmo… ma abbiamo perso i bagagli…”, aggiunge Franci, temendo che Gio abbia messo la cosa in termini troppo drastici.
“Appena li recuperiamo saremo in grado di pagare… Speriamo già domani…”
“Altrimenti il nostro viaggio va a farsi fottere…”, aggiunge Gio in italiano.
“No problem, guys! Vedrete che troviamo un posto che vi fa credito… Fatemi fare due telefonate…”
Alla terza telefonata, però, ancora non è saltato fuori niente. Pare che ci sia il tutto esaurito in città, stanotte.
“Forse così, per telefono, senza vedervi… non si fidano. Meglio se ci presentiamo di persona, vedrete che lo troviamo subito un letto per la notte. Andiamo!”
“Dove?”
“Prendiamo un tuk-tuk e facciamo il giro dei posti che conosco!”
Gio e Franci si guardano, come tutte le volte che devono prendere una decisione di comune accordo.
“Che facciamo?”
“A me il tipo mette ansia… non possiamo trovarci il posto da soli?”, dice Franci vergognandosi del suo stesso disagio.
“Come? Comunque dobbiamo chiedere a qualcuno di darci dei suggerimenti…”
“Magari troviamo qualcuno più affidabile…”
“Ok man, we do it by ourselves. Senza offesa, ma ce la caviamo da soli ok?”
“Ok, ok. Ma io conosco dei posti molto buoni, a ottimi prezzi. Da soli andate a caso… Fidatevi. Vi porto nel miglior homestay della città. Vedrete.”
Di nuovo i due ragazzi si confrontano. Gio vorrebbe far prevalere il senso pratico, Franci ammette di non avere nulla contro questo signore che sta dimostrando buona volontà.
“Un posto, siamo intesi?”, attacca Franci, concedendo la fiducia come in parlamento. “Non il giro della città. Un posto. Se non ci vogliono lì, ciascuno per la propria strada. D’accordo?”
“D’accordo.”
“D’accordo Gio?”
“D’accordo.”
La casa che raggiungono è in un vialetto proprio di fronte al porto, di fianco ad un piccolo tempio che alcuni fedeli stanno ridipingendo nonostante l’ora tarda. Ad accogliere i tre, un uomo sulla cinquantina ed una donna molto anziana che si occupa di tenere a bada un labrador che non farebbe male a nessuno. L’uomo e la guida turistica scambiano alcune chiacchiere.
“Avete perso i bagagli?”
“Sì, è una storia lunga. Se a lei sta bene paghiamo domani, recuperati gli zaini. Adesso vorremmo solo andare a letto.”
“Va bene, vi faccio vedere la camera.”
Gio si volta verso la guida turistica.
“Amico, grazie. Grazie dell’aiuto. Ti dobbiamo qualcosa?”
“No, no. Siamo a posto. Non mi dovete niente. Magari domani fate il giro delle bacwaters con me…”
“Ma domani ripartiamo per Trivandrum…”
“Allora sarà per la prossima volta… per la prossima vita!”
“Ancora grazie, allora”, dicono, quasi commossi, quasi in coro, Franci e Gio.

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