Kiss Of Love – Il commissariato 1

In pochi minuti tutti i manifestanti sono caricati sulle camionette. Una lunga carovana di jeep si muove sul lungomare.
“Where are you bringing us?”, chiede Gio al poliziotto seduto di fianco a lui.
“To the police station”, risponde quello secco.
“Siamo in arresto? Ci trattenete?”, insiste ancora Gio.
“Deciderà il commissario”, tronca la conversazione l’agente.

La camionetta è una jeep con un cassone scoperto dietro su cui sono state montate due panchette laterali. Gio e Franci sono seduti uno di fronte all’altro, con un agente ciascuno a fianco.
“Non abbiamo nemmeno gli zaini, Gio. Con i soldi!”
“Minchia! Stavolta siamo nei guai. Ci tengono dentro tutta notte come minimo… We must come back! Our luggage are in the rickshaw!”
“Now we go to the police station!”, replica l’agente, sbrigativo. “Perchè non le fate nel vostro paese certe cose? Perché dovete venire qui a creare problemi?”
“Problemi? Quali problemi? Ci stavamo solo baciando!”
“È vietato in Kerala!”
“E chi cazzo lo sapeva, furbo!”, borbotta Gio in italiano, per non farsi capire.
“Stai calmo Gio, vedrai che sistemiamo tutto.”
In commissariato li accompagnano in un ufficio minuscolo con tre scrivanie. Un uomo sta spiegando ad un giovane impiegato come rilegare una risma di documenti con ago e filo. Non sembra occuparsi di loro, nonostante siano seduti alla sua scrivania da quasi dieci minuti. Ad un certo punto Franci perde la pazienza.
“Are we under arrest? Ci trattenete? Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo trovare un avvocato?”
“Calma, calma. È per la vostra sicurezza. Verrete rilasciati presto”, replica il commissario che però ricomincia a vagliare moduli da vidimare.

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2 thoughts on “Kiss Of Love – Il commissariato 1

  1. Il tuo racconto è un déjà vu. Qualche anno fa frequentavo un corso di tecnici di palcoscenico a Bolzano perciò ogni lunedì mattina prendevo il treno all’alba. La domenica, di solito, acquistavo il biglietto ma quella volta qualcosa andò storto, così mi affidai alla biglietteria automatica che però rendeva solo cifre non superiori ai 9 euro, non accettava carte di credito, etc…partii senza biglietto e dopo meno di un’ora mi ritrovai scortata fino al commissariato della polizia ferroviaria con un bel po’ di persone che come me non avevano pagato la tratta. L’epilogo quella volta fù repentino “i bianchi” rilasciati sulla parola “i di colore” trattenuti per accertamenti. Mi sono vergognata per quel privilegio.

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