Periyar Park, 6.1.2015 – sera

Eccoci immersi nella foresta. Ho appena visto una blatta lunga cinque centimetri in bagno, ma alla Franci non lo dico, sennò poi chi la convince a lavarsi i denti? Le condizioni della tenda non sono certo impeccabili e anche le lenzuola hanno qualche macchia di troppo, ma che importa? Sono le 20.30 e credo che ci addormenteremo fra dieci minuti. Siamo andati a caccia di elefanti, oggi. Caccia si fa per dire, non possiamo chiamarlo neppure safari fotografico visto che siamo dotati solo di una macchinetta digitale buona solo per le foto ai compleanni delle nipotine. A dir la verità non credevo neppure li avremmo visti, gli elefanti. Invece siamo riusciti a scovarne tre, nel fitto della boscaglia, a venti metri da noi. Non so come abbia fatto la guida a trovarli. Abbiamo camminato un’ora sulla cima di alcune colline spelacchiate guardando di tanto in tanto col binocolo (il nostro, la guida ne era sprovvista ed ha affrontato la foresta in ciabatte) la vegetazione di fronte a noi. Ad un certo punto, la guida si è accorta che il gruppo partito mezz’ora prima di noi si era fermato ai margini della giungla ed ha cominciato a correre. Io già pensavo che stesse facendo solo un po’ di scena per dimostrare impegno e che avrebbe desistito in fretta. Invece, raggiunto il gruppo, ci siamo aperti un varco fra le sterpaglie e finalmente siamo entrati nella foresta. Abbiamo camminato circa quindici minuti alla massima velocità consentita dalle asperità del terreno, poi abbiamo cominciato a sentire dei rumori di rami spezzati che si facevano sempre più forti fino a quando la guida ci ha segnalato una sagoma scura fra il fogliame verde. Tre animali stavano spaccando dei rami per mangiarne le foglie. Potevamo distinguere la bocca, la proboscide e le orecchie di due esemplari, ma si intravedeva anche la schiena di un terzo. Nonostante la vicinanza, nonostante le dimensioni, se non ce li avesse segnalati non saremmo riusciti a scorgerli, tanto è fitta la giungla, tanto il nostro occhio non è abituato a distinguere certi particolari. Avrei voluto fermarmi di più, avvicinarmi un po’, ma la guida sosteneva che avrebbe potuto essere pericoloso, che le bestie avrebbero potuto caricare, se si fossero sentite minacciate. Ho fatto finta di credergli, anche se le sue ciabatte mi hanno convinto sin dall’inizio che non ha mai corso un pericolo in tutta la sua carriera. Anche il gruppo in anticipo su di noi ci aveva seguito nella foresta ed il ritorno lo abbiamo fatto in loro compagnia. Alla prima radura ci siamo fermati a riposare. L’elefante, nella cultura indiana, porta molta fortuna. La guida sosteneva che non sempre le escursioni terminano con un avvistamento, perciò possiamo ritenerci fortunati.

Siamo rientrati in tenda appena dopo il tramonto. Abbiamo avuto un’ora per farci la doccia prima di cena. La guida, prima di salutarci, ci ha ripetuto il programma della serata e di domani almeno cinque volte. Dovremmo averlo capito. La cena poi è durata meno delle spiegazioni della guida: menù ormai tipico: zuppa di verdura al masala, riso e chapati, specie di crepes o piadine che fungono da contorno alla zuppa.

A letto, Franci studia le brochure che ci hanno lasciato durante il check in: non siamo nel Tiger Reserve, come credevamo, ma nel Gavi Park, circa venti chilometri più a ovest. Effettivamente in fase di prenotazione c’era stata un po’ di confusione. Poco male, anche nel Tiger Reserve non c’è alcuna speranza di vedere una tigre, lo dicevano tutti i commenti su trip advisor. E poi non è il sensazionale quello che cerchiamo. Una delle immagini più belle della giornata anzi l’abbiamo colta arrivando nel parco, dal cassone della jeep che ci ha accompagnato all’interno. Una donna stava lavando il bucato nel letto di un fiume, sbattendo i panni contro le rocce piatte diffuse in quella parte del greto. I riflessi del sole nell’acqua, i colori sgargianti dei suoi abiti, quell’attività vecchia come il mondo: una foto perfetta, che noi ovviamente non abbiamo avuto il tempo di scattare! Siamo lenti, poi la macchinetta è nella custodia, persa chissà dove nella borsa… abbiamo qualche chance con le nature morte ai musei, quelle sì riusciamo a riprenderle…

Domani sveglia all’alba. Jeep safari. Si vedrà. Buonanotte.

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