Kottayam – Cumily, 5.1.2015

Già il programma dice che la giornata sarà meno avventurosa di ieri. Passeremo le prossime quattro ore sullo stesso autobus che ci porterà a Cumily, la porta del Periyar, il parco naturale che occupa più di 700 chilometri quadrati nell’entroterra dello stato del Kerala. Io e Franci siamo seduti distanti l’uno dall’altra, per rispettare i posti riservati alle donne, come da indicazione del controllore. Lei quasi subito si è fatta un’amica e stanno parlando ininterrottamente da parecchi minuti. In serata, Franci mi riassumerà la storia triste ed ovunque troppo frequente di violenza domestica di questa ragazza, mi racconterà la sua intenzione di scappare di casa, abbandonando marito e figli. Io sono seduto sul primo sedile dietro al parabrezza, un sedile singolo, perciò non ho contatti con altri viaggiatori, almeno finché non cedo il mio posto ad un’anziana signora che secondo me non sarebbe stata in grado di restare in piedi, cosa per la quale vengo sgridato dal controllore. Sostiene che non avrò più la possibilità di sedermi e che il viaggio durerà ancora a lungo. Mi sembra un retaggio della sudditanza coloniale nei confronti dei bianchi, ma, per quieto vivere, non appena la signora scende riprendo il mio posto e mi guardo bene dall’esibirmi in altri gesti di cortesia. Le prime due ore comunque le passiamo nel traffico, fra un paese e l’altro ed il viaggio mi pesa. Provo a prendere appunti, ma gli sballottamenti dovuti a frenate, accelerazioni, curve buche nel terreno rendono illeggibile la mia calligrafia. Finalmente riesco ad addormentarmi ed al risveglio siamo in montagna. Dapprima immersi in una foresta di cardamomo, poi circondati da piantagioni di tè. Il verde intorno è un toccasana dopo il traffico cittadino e compensa la noia di un autobus che comunque arranca ad ogni tornante.

Arriviamo infine a Cumily ed alle sue scimmie. Il primo incontro a pranzo: il nostro ed il suo! Dalla finestra del ristorante, osserviamo una scimmietta che si impadronisce della tavola di altri turisti che stavano mangiando in terrazza, a poca distanza da noi. Loro, spaventati, si riparano all’interno mentre lei si impossessa dei biscotti e, del tutto a proprio agio, si permette persino di bere il tè dalla tazza, trattenendola con due mani come una vera principessa. Quando usciamo dal ristorante ne incontriamo altre lungo la strada. Riusciamo persino ad incuriosire un cucciolo che viene a toccarci le mani in cerca di cibo. Franci nota una certa somiglianza, io do la colpa al berretto da baseball che porto con la visiera all’indietro e che mi dona un’espressione particolarmente canaglia. Comunque devo ammettere che con la scimmietta ci intendiamo alla grande.

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