Kiss Of Love – La spiaggia

image“So unlucky! Adesso si prende mezz’ora prima di rialzare le sbarre! Potete scendere, passare i binari e arrivare alla spiaggia. Io vi raggiungo appena passa il treno.”

Gio e Franci seduti dietro si guardano in faccia e parlottano tra loro, in italiano.

“Che dici?”

“Ci fidiamo?”

“Hai con te i documenti?”

“Sì. Prendiamo i soldi e lasciamo tutto il resto nel tuk-tuk. Cosa se ne fa dei nostri zaini?”

Poi Gio si rivolge in inglese al guidatore del rickshaw.

“All right ! Scendiamo e andiamo in spiaggia. Ci raggiungi là e riprendiamo il giro. Cosa manca?”

“Oh ancora tante cose. Il tempio, la statua nuda, i pipistrelli?”, elenca l’autista pieno di entusiasmo.

“I pipistrelli? Ve bè, ci spieghi dopo. Comunque noi mezz’ora dopo le due abbiamo il ferry per Kottayam. Quello non possiamo perderlo.”

“Non preoccupatevi, ci penso io. Due e quindici siete al porto!”

Gio comincia a rovistare negli zaini, alla ricerca del rotolo di banconote cambiate all’arrivo e nascoste tra i calzini.

“Potete lasciare tutto qui. Io non mi allontano, tengo d’occhio le vostre cose…”, dice il guidatore senza malizia. Nuovo sguardo fra Gio e Franci. Lei annuisce. Prendere i soldi a questo punto sarebbe una esplicita dichiarazione di sfiducia. L’indiano non se lo merita. Fino ad ora si è dimostrato una persona seria.

“Ci vediamo in spiaggia allora. Ciao!”

“Ciao!”

Gio e Franci scendono dall’apecar e sotto il sole del mezzogiorno scavalcano le sbarre e attraversano guardinghi il passaggio a livello. Sono arrivati in India da pochi giorni e non sono ancora abituati al caldo che fa in Kerala in gennaio. Peccato non aver indossato il costume, ma chi se lo sarebbe aspettato di arrivare così presto, di avere tre ore libere prima della partenza del battello? Alappuzha è segnata sulle guide come la porta delle backwater, ma effettivamente sotto la guida esperta di una guida locale, offre anche delle sorprese al turista. E adesso questa sosta inattesa, perfetta per un tuffo ed una asciugatina su una spiaggia probabilmente deserta, visto che a quanto pare gli indiani preferiscono fare il bagno nei fiumi, anziché nell’oceano.

I due giovani proseguono lungo la strada senza nome e senza indicazioni. Gio si volta un secondo: il tuk-tuk è sempre là, il guidatore non si vede, si sarà messo all’ombra.

“È simpatico il tipo, vero?”, attacca Gio.

“Chi?”, chiede Franci, distratta.

“L’autista… Ti ricordi come si chiama?”

“No. Sì, è simpatico, ma alle volte faccio fatica a capire quello che dice…”

“Però ha un buon accento…”

“Sì, ma tu hai più orecchio di me…”

“Sarà lontana la spiaggia?”, chiede Gio, disorientato.

“No, secondo me dopo quella curva c’è il mare.”

Superata la curva effettivamente c’è uno slargo, due baracchini che vendono bibite, frutta e stuzzichini da mangiare ed una grossa pianta sotto la quale riposano almeno una decina di poliziotti. Così, apparentemente in mezzo al nulla. A ben vedere, lungo tutta la strada che costeggia la spiaggia si stanno radunando numerosi agenti, tutti con l’uniforme cachi e quella verga lunga e sottile che forse serve a tenere a bada le vacche o forse la folla.

“Saranno in pausa pranzo?”

“O magari il commissariato è da queste parti… Arriviamo fino al mare?”

“Certo…”

Anche la spiaggia è più affollata di quello che i due si aspettassero: molte persone sono nei pressi del mare ed altri giovani stanno arrivando da più parti. Portano cartelli con delle scritte, molte in alfabeto indiano, qualcuna anche in inglese. KOL, per lo più, oppure Kiss of Love.

“Sarà una manifestazione?”

“Boh”

“Hi guyz!”

“Where do you come from?”

“Come, come! Join us, please join us!”

Molti indiani salutano i due giovani italiani, stringono loro la mano, li invitano ad unirsi a quella che è evidentemente una manifestazione. Anzi sembra che l’arrivo degli occidentali sia il segnale che dà inizio alla festa. Molti cominciano a baciarsi, uomini con uomini, donne con donne, uomini con donne, chi sulla bocca, chi sulle guance, ma è chiaro che non si tratta di fidanzati: in tanti hanno un fazzoletto legato attorno alla bocca per chiarire la valenza simbolica del gesto.

“Ma che cos’è? Cosa state facendo?”

“È Kiss of Love! Protestiamo contro il divieto di baciarsi in pubblico!”

“Unitevi a noi! Per favore!”

“Perché no?”

Gio prende Franci fra le braccia e la bacia scatenando una serie di applausi e di urla di incoraggiamento. Poi però sente una mano sulla spalla che lo afferra e lo strattona e appena si volta vede una squadra di poliziotti, numerosa quanto i manifestanti, che sta acchiappando ciascun giovane esattamente come qualcuno ha fatto con lui.

“What are you doing? Siamo turisti! Siamo italiani! Non potete arrestarci! Franci! Franci!”

Tutto intorno è il fuggi fuggi. Qualche manifestante viene fermato con dei sapienti colpi di verga alle gambe. Forse la mazza qualcuno se l’è presa in testa perché un paio di giovani hanno del sangue sulla faccia e sulle mani.

“Franci! Franci!”

“Sono qui, Gio!”

Gio si volta e finalmente la vede. Un’agente donna trattiene Franci per un braccio.

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