Kottayam, 4.1.2015 – sera

Scendiamo ad otto chilometri da Kottayam a causa di un interruzione nella navigazione del canale. Resistiamo alla tentazione di prendere subito il tuk-tuk certi che ci sia un autobus pubblico che ci porterà in città. Così è, un bus attende l’arrivo del traghetto, e parte dopo pochi minuti. Non sembra vero, ma viaggiare in India a quanto pare è facilissimo! Poi però all’arrivo a Kottayam, nessuno parla inglese, nessuno sa indicarci dove sia l’ufficio turistico. Finalmente si presenta un tipo più alto della media, un volto da impiegato in banca, una pronuncia incomprensibile che però si offre di accompagnarci all’ufficio informazioni. Lo seguiamo, ma sembra incerto, non sappiamo se ha capito dove vogliamo andare, ma soprattutto fa un sacco di domande: sulla nostra famiglia, sul nostro lavoro, su Papa Francesco… improvvisamente comincia a suggerirci degli alberghi dove pernottare! Esce l’italiano che è in me: abbiamo già la prenotazione in un albergo, vogliamo solo capire come arrivarci, se è in grado di accompagnarci all’ufficio informazioni, bene, altrimenti grazie tante. Raggiungiamo quello che potrebbe essere un commissariato di polizia, lui si impegna nella traduzione della nostra richiesta, ma neppure lì sanno aiutarci. Chissà in che posto abbiamo prenotato! Lui non demorde, insiste perché continuiamo a seguirlo, ci porta in uno slargo con alcuni tuk-tuk, continua la sua opera di intermediatore culturale e convince il tassista a telefonare al nostro hotel. In qualche modo il personale dell’albergo riesce a spiegargli la strada, poi i due concordano una tariffa da 40 rupie per il trasporto ed il tipo alto si offre di pagare! Noi rifiutiamo, ovviamente, poi in maniera piuttosto goffa gli chiediamo se accetterebbe una mancia e stavolta è lui a respingere con fermezza la nostra banconota. Ci stringiamo la mano promettendoci eterna amicizia e noi ci sentiamo dei topi per aver temuto l’inculata. Ce lo dicevamo già a pranzo, è quello che ogni italiano si aspetta dal prossimo. Diffida del prossimo tuo è il nostro undicesimo comandamento. Anche noi che ce ne rendiamo conto, poi difficilmente riusciamo ad esimerci dal sospettare degli sconosciuti, difficilmente immaginiamo che qualcuno possa fare qualcosa gratuitamente, senza un tornaconto personale.

L’insegna dell’albergo ha un nome diverso da quello segnato sulla nostra prenotazione stampata da casa, questo spiega le difficoltà per raggiungerlo, il fatto che nessuno lo conoscesse. Ci è stata riservata una casetta che dà direttamente sulle backwaters, scopriamo che sarebbe stato possibile persino arrivare col ferry, se il canale non fosse stato chiuso otto chilometri prima. La vista è magnifica: dal balcone osserviamo un laghetto e tutta la vegetazione intorno, gli uccelli che al tramonto prendono il volo alla ricerca di cibo, il sole che scende dietro le palme. Tutta la giornata ci sembra un lungo sogno.

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