Kochi – Kottayam, 4.1.2015

Viaggio incredibile. Mix di folklore, ospitalità dei paesi poveri, coincidenze fra arrivi e partenze da sistema ferroviario giapponese e paesaggio da libro della giungla. Il primo tratto fra Fort Cochin ed Ernaculum lo facciamo su uno di quei bus affollati senza finestrini che si vedono nelle foto, con tutti che ci chiedono dove vogliamo andare e danno suggerimenti dove effettuare i cambi. Scendiamo al new bridge di Ernaculum come da indicazioni del controllore e lì non facciamo in tempo ad orientarci che alcuni sconosciuti ci indicano il “nostro” autobus per Alappuzha in arrivo dall’altro lato della strada. Noi non abbiamo chiesto niente a nessuno, non so come facciano a sapere dove vogliamo andare, anche stavolta si deve essere sparsa la voce. Saliamo sul bus, tempo totale di attesa, un minuto. il viaggio per Alleppey (altro nome per Alappuzha) è interessante: sorpassi azzardati a parte, al di là di un primo strato di case e capannoni già si intravede la foresta. Questi alla mattina devono uscire col machete per liberare il vialetto d’ingresso dalle mangrovie che lo hanno invaso durante la notte.

Arrivati ad Alappuzha stessa storia: nemmeno siamo scesi dall’autobus e già qualcuno ci indica dove prendere il ferry per Kottayam. Questa volta però ci sono tre ore di attesa. Ci dispiace un po’, gli zaini pesano sulle spalle, l’ufficio informazioni non dà indicazioni sulle attrattive del luogo, percorriamo un tratto a piedi lungo il canale alla ricerca delle houseboat, ma senza troppa convinzione… Si ferma un rickshaw, il decimo da quando siamo indecisi sul da farsi, ma questo chissà perché ci convince e partiamo per un tour di due ore: tempio di Krishna, tempio di Vedi, scultura di donna con grosse tette, pipistrelli giganti appollaiati sugli alberi. Alappuzha ci sembra una cittadina relativamente benestante, con molti negozi e attività artigianali, tanta gente indaffarata per le strade. Arrivati alla spiaggia, notiamo però un sospetto assembramento di poliziotti: di nuovo il Pakistan? No, si sta preparando una gara di baci. Kabeer, il guidatore del tuk-tuk, ci spiega che baciarsi è vietato, in Kerala, ma soprattutto i matrimoni sono ancora combinati. La manifestazione è una protesta contro questo sistema di cose, ma il governo e due partiti politici sono contrari e per bloccare la competizione sono disposti a schierare i poliziotti in assetto anti sommossa. Baci. Sommosse. Trova l’intersezione di questi due insiemi. I conservatori a quanto pare ci riescono.

Prima di ritornare al porto, guarda caso arriviamo ad una chiesa dove si sta celebrando uno sposalizio. Kabeer ci spiega che anche i cattolici fanno matrimoni combinati. Ancora una volta, ecco una tradizione che sopravvive al passaggio da una religione e l’altra. Si sono tenuti il peggio dell’induismo. Chissà cosa hanno assorbito del cattolicesimo! Noi comunque lì in mezzo siamo più a nostro agio che nei tempi indu, sappiamo come muoverci, ci permettiamo anche qualche libertà tipo toglierci le scarpe sul sagrato anziché per strada. Da noi sul sagrato si gioca a pallone! Comunque ci accolgono come benvenuti, ci saluta persino lo sposo, poco ci manca che non ci scattino delle foto. Ripartiamo prima che qualcuno ci inviti al banchetto.

Kabeer ci molla di fronte ad un bar nei pressi del porto, il giovane barista ci saluta con un ciao e per prima cosa ci mostra con orgoglio la macchina del caffè italiana. Mangiamo due omelette, torniamo all’ufficio informazioni alla ricerca di un bagno e scrocchiamo quello privato dell’impiegato consapevole di non potercene indicare uno pubblico ed alle due e un quarto del pomeriggio siamo sul ferry. Ci aspettano tre ore di navigazione attraverso le backwaters, un ampio canale che corre parallelo alla costa e che poi si dirama all’interno, costituendo contemporaneamente una via economica di trasporto ed il principale sistema di irrigazione delle risaie che si estendono per centinaia di chilometri in Kerala. Trascorriamo tre ore di lenta tranquillità, circondati dall’acqua cosparsa di bulbi di loto, l’argine di palme alternate alle casette dei contadini che lavorano nelle risaie come sfondo. Attorno a noi navigano strette canoe spinte dai barcaioli con lunghe pertiche di bambù attraverso la vegetazione che vicina agli argini si fa più fitta, altri traghetti come il nostro e parecchie houseboat, le case galleggianti tutte rivestite di paglia nelle quali i turisti trascorrono intere giornate. Uccelli acquatici, aironi, cormorani, gallinelle, martin pescatori che qui chiamano king fisher prendono il volo al nostro passaggio. Lo spettacolo è emozionante e rilassante allo stesso tempo.

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