Mia madre ha interrotto una gravidanza – Polifonica

Mia madre ha interrotto una gravidanza, due anni prima di portare a termine me. Se Lui fosse stato, Io non sarei qui. Difficilmente avrebbe fatto un terzo figlio, mia madre, due erano più che sufficienti, una femmina ed un maschio. Lui oggi sarebbe al mio posto e nessuno si sarebbe accorto della differenza. Nessuno avrebbe potuto, non avendo conosciuto me. Così come nessuno si accorge oggi che sto usurpando il posto vacante lasciato dal mio sfortunato fratellino. Senza colpe, intendiamoci. Io non ho fatto niente di male, sono solo arrivato fino in fondo, mentre Lui non ce l’ha fatta, ma resta il fatto che c’è mancato un soffio e non avrei avuto questa occasione. Senza questa non ne avrei avuta nemmeno un’altra. Quel momento, l’unione di quell’ovulo e quello spermatozoo, non altri due a caso, proprio quei due, era ed è irripetibile. Ma perché quei due hanno dato vita a me ed altri due hanno dato, danno e daranno vita ad un altro? Adesso che sono al mondo ok, questo me occupa un corpo e non può occuparne un altro, ma prima? La questione può sembrare oziosa, ma di tanto in tanto l’aborto spontaneo di mia madre ritorna nei miei pensieri e tutte le volte mi chiedo: ha davvero senso dire Lui, dire Io? Cosa sarebbe cambiato se fosse nato Lui al posto mio? Forse nulla, forse molte cose.

Lui non sarebbe stato a quella rotonda, in quel momento, quel maledetto lunedì mattina. Un ombra con la coda dell’occhio, una cosa da niente, una pagliuzza, immediatamente un tonfo, un urto contro il muso dell’auto e poi subito un oggetto che rimbalza contro il cofano, sembra rotolare lungo il vetro ed essere scaraventato dietro l’automobile, una cosa enorme, un tronco dritto nel mio stomaco che caccia fuori l’aria dai polmoni in un grido disperato. Ho investito un motorino ad una rotonda, il veicolo è dieci metri avanti, scivolato sull’asfalto bagnato dalla pioggia che cade da qualche minuto. Tempo di scendere dall’auto convinto di vedere il corpo riverso sull’asfalto ed invece la motociclista è già in piedi, ferma immobile in mezzo alla strada, più o meno nel punto dell’impatto. Mi avvicino di corsa, guardo negli occhi la donna, lei si toglie il casco, il volto sporco di sangue che esce da uno zigomo, io balbetto un mi scusi, armeggio con il cellulare, chiamo il 118, siamo ancora fermi uno di fronte all’altra in mezzo alla rotonda. Arriva finalmente una donna a spostarci.

-Signora non stia così in piedi, venga a sedersi. Anche lei, venite via da qui…

A Lui questa cosa non sarebbe successa: avrebbe dormito a casa di un’altra fidanzata in un’altra città, sarebbe partito prima per arrivare al lavoro presto, sarebbe stato attento alla strada invece di guidare col pilota automatico, mezzo addormentato e mezzo distratto dalla radio…

Certo, gli sarebbero capitate altre cose negative, oppure avrebbe potuto essere uno psicopatico, un serial killer. Oppure, viceversa, ho usurpato il posto di un genio, un medico che avrebbe debellato il cancro, un politico che avrebbe pacificato il Medio Oriente. Non si può sapere.

Di sicuro, se fosse nato Lui al posto mio, Io non me ne sarei accorto, come in tutte le epoche passate in cui non ho vissuto, in tutte quelle future che non vivrò. Definitivamente non me la sarei presa a male, non gliene avrei fatto una colpa. Sono un tipo comprensivo, di norma.

Per gli stessi motivi, però, questo mio fratello mai nato non avrebbe salvato quel ragazzo in piscina, tanti anni fa. Perché meno allenato, o meno pratico con l’acqua, perché in un’altra corsia, troppo distante per accorgersene o più semplicemente per non averlo visto, non avendo dieci decimi e non potendo nuotare con le lenti a contatto. In fin dei conti, dei tanti presenti in piscina quel giorno, io sono stato l’unico ad accorgersi di quel ragazzo africano. Avevo cominciato a tenerlo d’occhio sin da inizio vasca, per quel suo strano fare su e giù proprio nel mezzo, dove l’acqua è più profonda. Poteva sembrare un esercizio per la respirazione, una preparazione all’apnea, ma avvicinandomi mi ero reso conto che il giovane aveva perso il controllo e stava annegando. Non avendo nessuna preparazione e pensando che la cosa migliore fosse cercare di sollevarlo per farlo respirare, sono finito io sott’acqua ed era lui a spingermi in basso, a tenermi sotto persino. Non c’era possibilità di confondersi, io e lui eravamo due entità ben distinte, apparentemente in lotta per la sopravvivenza, almeno finché non sono riuscito a spingerlo fra le braccia del bagnino che, finalmente, l’ha estratto dall’acqua. Chi sono io, chi è la signora dell’incidente, chi il ragazzo che ho salvato: su questo non c’è alcun dubbio. Io sono colui che ha investito con l’auto una motociclista, io sono colui che prova rimorso. Lei è la persona che è stata investita, lei è colei che prova dolore. Nessuno vorrebbe essere nei nostri panni, ma tutti, dovendo scegliere, preferirebbero il mio ruolo. Il ragazzo è colui che stava annegando ed è stato salvato. Io sono l’eroe che ha portato a termine il salvataggio. Anche in questo caso miei sono i panni che tutti vorrebbero indossare. Tre anime diverse con tre destini distinti che si sono incontrati in un sol punto dello spazio e del tempo per mai più rivedersi.

 

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2 thoughts on “Mia madre ha interrotto una gravidanza – Polifonica

  1. Uh! Quanti se. Non si può dire con certezza cosa sarebbe stato se…. Non esistono alternative uniche e certe. Nessuno può sapere se tua madre avrebbe deciso di avere te come terzi figlio . I come sarebbe stato il tuo fratelli non nato. Insomma, quello che voglio dire è che non serve dare troppe congetture. Vivere fino in fondo ciò che accade nel migliore dei modi , solo questo.

    • Al di là di tutti questi se, più che altro una trovata stilistica, il post tratta una questione filosofica vecchia come il mondo: cosa lega un corpo ad una coscienza se, come me, non si crede all’anima. Naturalmente il post pone solo delle domande, senza dare alcuna risposta.

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