Adrenalina dorsale

Mentre muovo le braccia e batto le gambe, soffio l’aria fuori da naso o dalla bocca e respiro ogni tre bracciate, sento un rumore strano che potrebbe essere la gomma dell’elastico degli occhialini che sfrega contro la calotta di lattice, producendo quel tipici cigolio del cauciù bagnato, oppure un delfino a grande distanza che comunica con qualche compagno con quei suoni acuti, brevi e striduli che i programmi del national geografic ci hanno insegnato a riconoscere. in vasca con me ci sono altri tre nuotatori e ci alterniamo nel partire, senza scorrettezze o velleità di competizione. dei tre io sono il più magro, ma questo nel nuoto non è un vantaggio perché il grasso come è noto aiuta a galleggiare. Vedo questi corpi grandi, nudi , ballonzolanti, muoversi placidi nell’acqua azzurra e mi ricordano i trichechi, gli elefanti marini.

nella piscina accanto nuotano i predatori, animali veloci e potenti. gente che i duecento metri stile li fa in 87 secondi. ma nella vasca si possono incontrare anche i predatori veri: squali, barracuda e razze. il territorio di caccia di questi animali è molto ampio, non è detto che in un’ora di allenamento capiti di intravedere una di queste creature le quali poi in generale si tengono lontani da quelli che considerano strani pesci di superficie che si muovono strepitando e sollevando un mucchio d’acqua.
ma l’adrenalina che scatena la presenza di questi mostri marini è indispensabile per raggiungere certe performance. il muro dei 90 secondi non può essere abbattuto, dicevano, nemmeno con i costumi a bassissimo attrito, poi vietati perché fornivano un aiuto eccessivo all’atleta, non è possibile, dicevano, prima che venisse introdotta questa variante, modifica stavolta a ben vedere nell’impianto e non nel nuotatore.
il record mondiale sui duecento è stato ottenuto in una vasca enorme, abitata da almeno una coppia di squali bianchi. durante la competizione, a metà della seconda vasca da 100 metri, furono avvistati prima un coda e poi una pinna, ad una certa distanza dai nuotatori, ma sufficientemente vicine da scatenare un boato immenso nel pubblico, una cosa da congelare il sangue, udibile persino dai nuotatori in vasca, udibile nonostante l’acqua nelle orecchie e tutto il resto. Tutta la batteria subì un’improvvisa accelerazione ed il primo classificato
Le squadre di pulizia e manutenzione avevano dichiarato di aver visto un’enorme pinna affiorare durante il loro turno di lavoro e c’è da scommetterci che fosse vero.

Purtroppo non ci sono solo gli agonisti, nella vasca dei predatori, ma anche i ragazzini nell’età folle degli ormoni. la paura è una droga e la vasca raduna molti adolescenti che non nuotano, ma rimangono immobili, fingendosi foche, ipnotizzati dalla terrore di un possibile attacco. quello che aspettano è qualcosa, un ombra, una pinna o addirittura un contatto che scateni le reazioni primitive del corpo: stravolto dall’adrenalina, dalla noradrenalina, dall’acetilcomina, dalla dopamina, le pulsazioni cardiache a mille, il corpo preparato al combattimento o alla fuga dalla corticotropina, il cervello reso insensibile al dolore dalla endorfina, il risultato è uno sballo che altrimenti sarebbe raggiungibile solo con un mix di droghe letale.

fino ad oggi in questo nostro impianto di provincia sono già accadute parecchie tragedie, dall’annegamento per svenimento, all’infarto e innumerevoli ferimenti e amputazioni. le autorità minimizzano, fingono di ignorare, dichiarano che questo genere di pratiche autolesionistiche è vietato, ma che la vasca è troppo ampia e i bagnini non riescono a controllare cosa fanno quelli che se ne stanno proprio nel centro, lontani dalle corsie. è un atteggiamento ipocrita, quello dei proprietari, che sono comunque i responsabili della presenza degli squali, ma quelli continuano a sostenere che in fondo è meno pericoloso questo “sballo” rispetto a stendersi lungo le strade trafficate in attesa di essere investiti da un tir e che a nessuno per questo problema viene in mente di impedire la circolazione su ruota.

confesso di averlo fatto anch’io una volta, di essermi trovato anch’io, una volta soltanto, a galleggiare sul dorso, metri e metri di acqua scura e pericolosa sotto le spalle, una volta illuminata a giorno sopra, in attesa dell’ignoto, ipnotizzato dalla paura, il cuore a mille ed il respiro corto.
tutte queste reazioni mi erano chiare, evidenti, ma una cosa mi stupì: benché in acqua, io stavo sudando, sentivo la fronte bagnata e sapevo che quelli non erano schizzi d’acqua. persino il resto del corpo, io credo, benché immerso, stesse sprigionando sudore.

non ripetei più quell’esperienza e adesso mi limito ad allenarmi una volta a settimana, durante il weekend, giusto per tenermi in forma. noi nuotatori della domenica facciamo vasche nell’altra piscina, in compagnia di delfini e foche ed altri piccoli pesci inermi necessari al sostentamento dei mammiferi. è così che tutto è iniziato, come un’innocua attrattiva in una piscina a san Francisco, tanti anni fa, quando ad un bagnino particolarmente intraprendente venne in mente di riempire la vasca di leoni marini facilmente catturabili sulle chiatte a pochi metri dal porto per regalare ai soci del suo sporting club l’emozione unica di nuotare insieme ad un gruppo di animali selvatici.

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