Maremma Triumplina Origami Blues

“Per tutta l’estate inserirò vecchi racconti, preferibilmente già premiati in alcuni concorsi. Buona lettura.”

Lungo la riva del fiume, è la calma più assoluta, unita ad un caldo intenso e secco, nonostante la presenza dell’acqua. Anche le barche legate alle piante restano in silenzio e ferme, come i bilancieri da pesca sollevati, immobili. Sembra un’istantanea, una vignetta di un fumetto, quell’atmosfera esotica, le avventure dell’infanzia, addentrarsi nella pineta fino a raggiungere la sabbia ed il mare. È la Maremma. Anche gli odori sono importanti: gira il vento e si sentirà resina, pigne secche, pesce, bacche e lamponi, rosmarino e bruciatura da ferro da stiro.
Oltrepassata una zona dalla vegetazione più fitta, si raggiunge una radura, un camper ed un uomo che sta stirando banconote false. Indossa soltanto boxer bianchi con pois blu e canottiera a coste. Henry the Fourth, trent’anni, capelli corti rossicci, occhi furbi, denti storti, pancia tonda, gambe sghembe. Prende le banconote appese ad un filo steso tra l’antenna del camper ed il terreno e le passa un paio di vote sotto la piastra rovente, fischiettando via la puzza della carta filigranata calda.
“Madama Butterfly?! Venga a prendere i pezzi già pronti che non ho più spazio sull’asse!”
Esce dal camper Madama Butterfly, coetanea, ampia veste rossa e arancio di cotone grezzo, lunga fino a metà stinco, capelli rossi di vergogna per la vistosa ricrescita castana, pallido incarnato carnoso su ossa robuste e fianchi dritti spesso circondati dalle mani, piedi divaricati.
Muta, o troppo concentrata in altre faccende per parlare, usa la sua capacità nell’arte dell’origami per comunicare, creando l’oggetto del suo desiderio con la carta.
Con tre passi è nei pressi dell’asse, agguanta un pezzo da cinquecento, piega e preme i bordi, ottiene triangoli, ne capovolge le punte, qui a soffietto, lì a cappuccio, e nascono nuovi spigoli, nuove forme, con un po’ di fantasia Henry the Fourth capisce.
“Devo venire anch’io al mercato? Eh già, e bisogna anche andare a prendere Lo Zingaro in stazione. Finisco di stirare queste, mi preparo e andiamo. Ah già, anche accendere la griglia per stasera. In quanti saremo?”
Quello di Madama Butterfly è talento puro ed i suoi pezzi sono vere opere d’arte, non quelli che vende al mercato per sopravvivere, ma le riproduzioni in carta dell’invisibile e dell’effimero: odori, suoni, sentimenti. Ma critici e gallerie in genere considerano l’origami artigianato. Ed i turisti non erano disposti a spendere cifre importanti per dei pezzi di carta pieghettati. Si faceva la fame. Poi un giorno Henry the Fourth pensò di stampare denaro falso per fornire materia prima a Madama Butterfly e vendere poi le opere per il valore della banconota. I clienti, convinti di fare uno scambio alla pari cominciarono a pagare somme prima impensabili. Fu un successo, tanto che negli ultimi periodi, persino alcune gallerie d’arte stavano cominciando ad interessarsi ai suoi lavori più impegnativi.
Passa mezzora, il camper solleva la polvere attraverso la pineta in direzione Alberese, in velocità, un paio di incognite prima di ogni curva, mezzo sollievo dopo, fino alla fine del sentiero, dove uno scarto stretto a sinistra permette di imboccare finalmente la strada camionabile.
*
La piazza del mercato non è molto grande e tutti gli spazzi a disposizione sono già occupati da bancarelle sin dalle sei del mattino, ma in generale la gente ed i turisti ormai sanno che verso le dieci, salvo cattivo tempo, nel qual caso non si fa niente, arriverà il pulmino degli origami, si butterà a caso nella folla frenando rumorosamente e che “se per favore vi fate tutti da parte magari ci stiamo anche noi, ecco, grazie…” D’altronde molte di queste persone sono proprio qui ad aspettarli per comprare quello che, benché di tradizione orientale e nonostante manufatto da bresciani della Val Trompia trapiantati, è ormai da alcuni anni il souvenir più tipico della Maremma.
Solita scenetta: lei passa dal sedile passeggero all’interno, lui scende munito di mensola e la fissa sotto un oblò rettangolare del camper, lei apre l’oblò si affaccia e appoggia i lavori già eseguiti sulla mensola.
Il primo cliente abbocca dopo pochi minuti in adorazione di una coppia di leoni a fauci spalancate e criniera irta, “posso guardare?”, ottenuti partendo da una banconota da cinquanta, “certo, ma senza toccare.”, “ci mancherebbe!” e una da cento euro, “sono così belli…”, delicatissimi ed aggressivi, effimeri e venali allo stesso tempo.
“Quanto costano?”
“Pota, il valore della carta!! Cinquanta questo e cento l’altro!”, il pesante accento bresciano fa parte del folklore, è importante quanto la scenetta dell’oblò.
“Cosa? Cinquanta euro per un origami.”
“Casso! E cosa pretende, che ci smeniamo anche?”
“Perché sono banconote vere?”
“Pota!”
“E allora voi?”
“Passione! E poi serve per farsi un nome, stia tranquillo che ci abbiamo anche noi il nostro guadagno!”
“Posso comprarne uno solo?”
“Certo! A lei. È un regalo bellissimo per sua moglie e non le costa nulla, immobilizza solo del capitale… diciamo.”
“Sarà… Grazie. Arrivederci.”
Analogamente, altri due clienti acquistano una rosa nell’atto di sbocciare ed una barchetta a vela con tanto di timone ed ancora, finché non arriva quello più furbo, da due sabati in agguato ed ora finalmente col coraggio di parlare.
“Senta, ma è proprio sicuro che siano soldi veri?”
“Certo.”
“Allora le importa nulla se le do io la banconota?”
“No, mi spiace, per ottenere risultati simili si può partire solo da fogli nuovissimi, senza alcuna piega.”
“Ah…”
“Non crederà di darmi dieci euro che stanno nel suo portafoglio a marcire da un mese e che poi…”
“No, certo, certo… e qual è il prezzo base?”
“Cinque euro. Almeno finché Madama Butterfly non imparerà a fare origami con le monete.”
“Ha qualcosa da cinque euro qui?”
“No, ma Madama Butterfly sarà ben contenta di dimostrare la sua arte con un’estemporanea, per una tale cifra. Ma in questo caso sarà lei stessa a decidere il soggetto.”
Estratto dal mazzo un verdone liscio, teso, falso, Madama Butterfly chiude gli occhi e annusa l’aria attorno, ascolta le voci dei passanti, percepisce le emozioni che la circondano. Quello che si forma per un attimo ricorda creature fantastiche e composte per poi smentirsi e tornare informe e poi di nuovo riconoscibile, fino alla presentazione dell’opera: un prisma mille volte sfaccettato emergente da volumi più complessi, diversi, incastrati
“A lei! Rumori Odori Emozioni della Città.”
Interviene Henry the Fourth a completare il capolavoro con un titolo, come sempre azzeccatissimo, anche perché Madama Butterfly, dopo aver studiato separatamente gli invisibili creando la serie delle note, quella degli aromi, e quella della gioia, si trovava ora nella fase chiamata Ambienti, abbastanza quotate nel mercato dell’arte. Ma tutto questo il cliente non lo sa, e avrebbe preferito un cigno.
*
Così, anche quest’anno, avrebbero offerto agli amici una grande festa! Raccolto denaro a sufficienza per le scorte alcoliche necessarie alla grigliata, si va dritti in stazione a prendere Lo Zingaro che scende dal treno con gli occhi castani ed i capelli lunghi, un violino nella custodia sotto braccio ed una valigia di cartone in mano, parole come: “Ciao beli, come ztate? Io benisimo”, il resoconto delle sue più recenti storie d’amore a lieto fine ed un’arsura da vino che solo il vino potrà placare. Sul camper, racconti ed aggiornamenti da ambo le parti, fino alla radura, i primi ad arrivare, per preparare, finché c’è giorno.
Col sole al tramonto, qualcuno finalmente spunta, saluta e si serve da bere, dà un’occhiata al grado di cottura della carne sulla griglia, si aggrega al discorso già iniziato, cominciano a formarsi gruppetti diversi, sopraggiungono altri invitati. Intanto i primi arrivati sono già nello stato d’animo adatto per dare vita a spettacoli, arriva sempre più gente, si comincia a incespicare, rovesciare, straparlare, la festa entra nel vivo, tutti hanno qualcosa da fare.
Henry the Fourth con un gonnellino di soldi falsi, ventre-danza sul tavolo attorniato da donne che invece di infilare, strappano a morsi le banconote dall’elastico mettendo a nudo il solito abominevole tanga delle grandi occasioni.
Madama Butterfly osserva Henry the Fourth pronta ad offrirgli la testa di Giovanni Battista su di un piatto d’argento per tale sette volte svelato spettacolo. Giovanni Battista, nella sua confusione mentale, sente il cuscino piatto, scomodo, freddo sotto l’orecchio e non ha la sensibilità del resto del corpo dopo la caduta dall’amaca che gli ha reso sanguinante la faccia e non godibile la sbronza duramente conquistata. Madama Butterfly, amando le metafore, ha aspettato che si assopisse per infilargli sotto le orecchie un vassoio d’argento.
I più mangiano bevono guardano ridono chiacchierano fumano. Nessuno ancora bacia o tocca, nemmeno si flirta, si verrebbe emarginati. Gli unici ai quali è concessa simbiosi sono la Coppia Cannone: la femmina produce in continuazione filtrini di cartone attorno ai quali il maschio arrotola sigarette corrette erba che percorreranno tutta la radura consumandosi di sbuffi. La loro unione mistica, utile al gruppo, è accettata, ma per gli altri è d’obbligo l’astinenza e la chiacchiera disinteressata. Lo Zingaro, non ha ancora finito il resoconto degli ultimi mesi, ma nel frattempo l’interlocutore, disinteressato appunto, è cambiato almeno un paio di volte ed altri si susseguiranno prima della fine degli aneddoti.
Altri si affollano ad ascoltare La Bella e La Bestia (la bella è la bestia) con i suoi capelli lunghi, biondi, soffici, la pelle chiara e morbida, i lineamenti da fata, sta descrivendo con passione quanto sia doloroso infilarsi un dito nel culo per rimettere a posto le emorroidi dopo aver mangiato un kilo di trippa pepata ed averla ovviamente già evacuata.
Salta fuori un tamburo, o è solo un bidone, ritmo incerto all’inizio, lo sguardo cerca consensi, li trova dapprima nei piedi dei più ballerini, poi nelle spalle, finalmente le ragazze mettono in moto i fianchi e decretano il successo dell’iniziativa. In un attimo tutto intorno è una folle danza tribale accompagnata dai versi dei poeti, dei lupi, dei satiri, delle tigri e delle ninfe, di angeli, amazzoni, elfi e giganti.
Passano le ore, pochi stanno ancora mangiando, tutti continuano a bere, fumare, scherzare. Comincia a scendere la stanchezza insieme ad una sera più fonda. Finalmente qualcuno si permette di abbracciare qualcuna in un canto, qualche mano si allunga, non più solo i bicchieri sfiorano le labbra.
Madama Butterfly, ora seduta di fronte al fuoco, abbozza insetti notturni cartacei che prendono subito il volo per bruciare attirati dalla luce del falò.
Improvvisamente arriva un temporale che interrompe la festa e l’estate. L’acqua allunga i drink, inzuppa le sigarette, spegne il fuoco e provoca una fuga generale.
La tempesta passa in un attimo, ma lascia una calma umida e solo Madama Butterfly ed Henry the Fourth davanti al fumo che resta del fuoco, illuminati dalla luna piena, ancora accesa.
*
“È andato tutto bene anche quest’anno! Peccato che sia finita…”, pausa malinconica, “Vado a prenderle la carta, allora…”
Solo un cenno del capo di Madama Butterfly ed Henry the Fourth sparisce per riemergere dal camper dopo pochi secondi con un vistoso rotolo di carta rossa che tende sul terreno; si avvicina a Madama Butterfly, la bacia e ritorna lentamente sul camper.
“Ci vediamo a giugno.”Esclama, voltandosi appena.
Madama Butterfly è già distante e persa in altri pensieri.
Finalmente sola, si toglie la veste arrotolandola fino all’addome e poi la rovescia sopra la testa, rivelando tutta la grazia e la forza del corpo femminile e della nudità. La sua tensione si concentra nella linea che snoda dalla nuca ai fianchi e si perde dapprima alle natiche quindi al sesso, per risalire più lieve, davanti, interrotta nell’ombelico, attraversare i seni per inturgidirne i capezzoli, risalire il collo, immergersi e trovare riposo in bocca. Contemporaneamente il suo sollievo ha toccato le ascelle per passare dalle braccia ai seni, poi la fossetta del collo, le orecchie e dietro il lobo, ha sfiorato pancia ed addome, corso le cosce, i piedi, ciascun dito, baciato un polpaccio, le scapole alate, le ossa della pelvi, si infila tra le costole, nello spazio creato dalle clavicole, mai sazio.
Con leggerezza e senza lasciare tracce, Madama Butterfly si porta al centro della carta e si inginocchia, appoggiando i glutei ai talloni. Allunga un braccio, raggiunge un primo angolo e lo porta verso di sé, piegando i lembi.
Così fa con gli altri.
Lavora lentamente, crea triangoli, pieghe, ottiene cubi, prismi, poliedri; quasi ipnotizzata solleva quattro pareti intorno, la carta si regge sui suoi stessi spigoli, le arriva all’ombelico, ogni volume sul precedente, le mani muovono sempre più strette, le braccia hanno sempre meno spazio attorno, la carta arriva fino al collo, i quattro petali si stanno richiudendo, un fiore che sboccia al contrario, un frutto la cui buccia si riattacca alla polpa, alle labbra, poi agli occhi, si lavora alla cieca, senza errori, fino a quando il bozzolo è concluso, enorme guscio, rosso bocciolo in mezzo alla radura, uovo.
*
Henry the Fourth ripartirà domani per passare tre stagioni in città, insegnante di tecnica in una scuola media. Al Bozzolo il compito di proteggere Madama Butterfly per tutto questo tempo.

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