SOS Tende – NUBIFRAGIO

Sos tende Nubifragio
Se la tovaglia ha una macchia indelebile
se il lenzuolo è stato morsicato dal cane
se l’ascigamani è caduto nel water
lancia una richiesta di aiuto a NUBIFRAGIO
e noi ti mandiamo un kit* di timbrini SOS per personalizzare il tessuto.
Basterà poi tagliarlo a misura e cucire gli orli per avere le tue nuove
TENDE DA INTERNI NUBIFRAGIO.

Buon divertimento e buon lavoro!

* : Siria e Mamma di Gio che hanno contribuito alla realizzazione delle tende non sono incluse nel kit.

Il bacio

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Dopo un anno che frequentavo quel pub, finalmente la cameriera mi rivolse la parola.
“Sono tre mesi che mi baci. Sputo sempre nel tuo panino prima di portartelo.”
Non sapevo come prendere la cosa.
Chiesi consiglio al proprietario del bar.
“Io la prenderei bene.”
Poi al giocatore di slot machine.
“Brutto segno, non ti rispetta.”
“Dipende se é uno sputo di saliva o di catarro”, disse il cliente abituale ed a quel punto interruppi l’indagine. Lei non aveva approfondito l’argomento e non so nemmeno se continuasse a regalarmi i suoi liquidi o meno. Resta il fatto che io l’amavo. Di lei mi piaceva tutto: viso, capelli, seno, sedere e gambe. Peccato che parlasse così poco.
Un giorno presi l’iniziativa, le pizzicai una chiappa. Mi guardò senz’erotismo né odio. Se avessi ordinato una birra, l’avrebbe segnata sul suo tacquino indifferente.
“Mi piaci”, dissi soltanto.
“Tu no”, rispose, ma non capii se intendesse dire “Tu non mi piaci” oppure “Tu non ti piaci.” Entrambe le interpretazioni mi sembravano ammissibili ed io davvero non mi trovavo particolarmente attraente.
Prima che potessi indagare mi cambiarono scuola e dovetti trasferirmi in un’altra città.
Non ho più mangiato panini così saporiti.

Tutto l’orizzonte davanti

imageHo ottenuto una segnalazione al concorso VIA CON ME, organizzato da Autostrade per l’Italia e Bottega Finzioni. Non é esattamente una vittoria, ma devo ammettere di essere andato fuori tema: volevano una celebrazione delle bellezze d’Italia, declinata in uno dei tanti Autogrill, e io ho parlato di gente stipata in un camion. Direi che é andata bene così. Di seguito il link dove troverete il mio racconto. Ciao.
http://www.narratorinviaggio.it/le-storie/tutto-l-orizzonte-davanti-di-giovanni-locatelli

NUBIFRAGIO: istruzioni per l’ouzo

istruzioni per l'ouzoDopo l’uscita del primo post, in molti ci hanno chiesto spiegazioni che prontamente forniamo: la mission di Nubifragio, per adesso, è fornire istruzioni semiserie per interventi di grafica, design e arredo fai da te, tutti a costo zero, in aperta concorrenza con le multinazionali del mobile low cost, per chi volesse rinnovare casa in periodi di ristrettezze economiche. Il pensiero va subito alla Grecia, in onore della quale parleremo quindi di istruzioni per l’ouzo. Kalispera.

CUCINA NUBIFRAGIO

_cucina nubifragioCome trasformare una normale cucina in una CUCINA NUBIFRAGIO?
Ecco poche semplici istruzione per fare il miracolo:
cambiate posto alle cose: le stoviglie, i piccoli elettrodomestici, i casalinghi fate in modo che siano introvabili e che tutto si imbrogli;
mettete in primo piano gli articoli non necessari: il vaso di fiori, la radice di pino, i pastelli a cera, l’indispensabile é invisibile agli occhi;
usate l’unico tavolo come scrivania, fasciatoio, desco o banco prove e lasciate tracce di ciascuna funzione riducendovi a cucinare nei ritagli di spazio.
Realizzate un disegno in uno dei rari momenti di disordine controllato, da appendere alla parete, quasi fosse il progetto dell’architetto (va bene anche una foto, ma solo in bianco e nero).
Poche regole per la vostra nuova CUCINA NUBIFRAGIO!

Cochi – Chennai, 01.01.2015 – 20.01.2015

monaco che dormeNon è stata una vacanza, è stato un viaggio. Senza una meta vera e propria, piuttosto con un percorso ed una serie di tappe e l’intenzione di immergerci più possibile nelle usanze e nella cultura del popolo indiano. Mezzi pubblici, camere affittate in case private e bagni di folla alla ricerca di un India più autentica di quella dei resort e dei centri Ayurvedici. Questo ha voluto dire cercare di comprendere la loro logica e soprattutto accettare di aver sempre bisogno dell’aiuto degli sconosciuti visto che il sistema non prevede mai spiegazioni, schemi, orari, cartine. In Kerala è stato più semplice: molti parlano inglese, forse in virtù delle tante scuole cattoliche. In Tamil Nadu abbiamo incontrato maggiori difficoltà, ma in ogni caso siamo arrivati ovunque volessimo arrivare. Continua a leggere

Chennai – Delhi, 20.01.2015

Delhi-AirportIl nostro volo arriva a Delhi con un’ora di ritardo. Gli schermi danno il gate per Malpensa già chiuso e noi cominciamo a correre. Trattandosi di un volo internazionale, dobbiamo passare dalla dogana, poi rifare i controlli attraverso i metal detector. Qui la coda è interminabile e per un incomprensione con i funzionari io e Franci veniamo separati. Lei seguirà una trafila diversa dalla mia. Di male in peggio. Ogni tanto un addetto arriva trafelato e chiama ad alta voce i passeggeri di questo o quel volo per farli uscire dalla coda e portarli direttamente al gate. A me non viene riservato questo trattamento di favore e non so se è perché il mio volo è già partito o se è perché in fondo c’è ancora tempo. Passo i metal detector, ritrovo Franci che si sta rimettendo le scarpe. Corriamo per lunghi corridoi deserti ed alla fine saliamo su un aereo vuoto a metà, convinti che il personale di volo stesse aspettando solo noi per dare il via alle manovre necessarie al decollo. Rimaniamo fermi ancora un’ora, in attesa di altri passeggeri che arrivano alla spicciolata, ciascuno da un punto diverso di quell’immenso subcontinente che è l’India. Franci ha già preso le sue pastiglie e sprofonda in un sonno artificiale. Io scrivo gli ultimi appunti appoggiato al tavolino del sedile, scambiando qualche battuta di tanto in tanto con il passeggero di fianco, un italiano la cui azienda ha degli stabilimenti vicino a Delhi.

Chennai, 19.01.2015 – pomeriggio

scriba bancaUsciti dall’ufficio del funzionario e dal Guindy Park, piuttosto incavolati, raggiungiamo la Teosophical Society. Impieghiamo mezz’ora, ma non è il calvario che temevamo. La strada, molto trafficata, ha il marciapiede e persino dei tratti all’ombra e ci regala due incontri: un gruppo di uomini travestiti da donne che suonano tamburelli e chiedono offerte ed alcuni impiegati seduti in terra di fronte ad una banca che compilano i moduli per i clienti analfabeti. Continua a leggere